Dopo un braccio di ferro durato settimane, alla fine i governi dell’Ue hanno dato l’ok politico questa mattina all’ultimo round di sanzioni contro Mosca e “salva” per un anno il tetto al prezzo del greggio russo, in scadenza oggi. Ma il risultato è un pacchetto - il numero 21 dall’inizio dell’invasione - depotenziato, ridimensionato e condito di deroghe rispetto alla proposta avanzata un mese e mezzo fa dalla Commissione europea. Anche senza il veto di Viktor Orbán, avvertono più fonti diplomatiche, la capacità collettiva di mettere alle strette l’economia di Mosca si scontra con gli interessi nazionali dei singoli Stati. L’unità, di conseguenza, mostra crepe evidenti. Il caso più emblematico è rappresentato dalla Grecia, che da sola ha negato fino all’ultimo il raggiungimento della necessaria unanimità, nel tentativo di ottenere delle esenzioni a favore del proprio influente settore marittimo. Atene ha ottenuto una deroga per consentire alle compagnie con contratti in essere - in particolare la Dynagas dell’armatore George Prokopiou - di continuare a prestare i propri servizi per trasportare gas naturale liquefatto russo (Gnl) verso Paesi non-Ue. Al contrario, un divieto generalizzato avrebbe favorito servizi marittimi concorrenti (tra cui i cinesi) e danneggiato più l’economia europea di quella russa, è il ragionamento che i greci hanno ribadito in questi giorni ai partner Ue. Secondo quanto si apprende, il compromesso mediato dall’Irlanda, alla presidenza di turno del Consiglio, prevede una deroga di un anno (rinnovabile) che permetterà alle compagnie che avevano concluso un contratto prima della guerra di trasportare Gnl verso Paesi terzi.Il processo formale di approvazione sarà avviato nel pomeriggio, ma oltre alle deroghe sul gas, il 21° pacchetto di sanzioni segna un punto fermo sul “price cap” al petrolio russo, la principale misura che nel negoziato Bruxelles era determinata a salvare, e che rimarrà congelato per 12 mesi sui valori attuali di 44,1 dollari al barile. Senza questo intervento, infatti, in base alla normativa vigente il “price cap” sarebbe stato adeguato al rialzo questa notte, riflettendo l’aumento globale dei prezzi del petrolio causato dalla guerra nel Golfo e dal blocco dello Stretto di Hormuz. L’Ue ha da tempo imposto un embargo al greggio russo via nave diretto verso i Paesi Ue, ma con il “price cap” l’obiettivo è influenzare le commesse dei grandi compratori rimasti, come Cina e India, e in tal modo minimizzare le entrate di Mosca: gli operatori occidentali, infatti, non possono trasportare o assicurare petrolio venduto al di sopra del massimale. Il greggio restante viaggia sulle navi della cosiddetta “flotta ombra”: per limitarne i traffici, un’altra trentina di imbarcazioni si aggiunge alle 632 già nella lista nera dell’Ue, dove finiscono pure le navi cisterna che favoriscono il rifornimento.Completano il pacchetto, l’estensione del divieto di transazioni con l’Ue per altre 32 banche russe e, per la prima volta, vengono colpite anche le società di criptovalute. Molte misure in origine contenute nel pacchetto, però, sono state indebolite nel negoziato tra gli ambasciatori dei Ventisette. Il divieto di visti per i veterani russi, su cui insistono da mesi le repubbliche baltiche, è stato ad esempio ridimensionato dopo le obiezioni delle “potenze” turistiche come Francia, Grecia e Italia: il bando varrà solo per i visti di breve durata e solo per i combattenti direttamente coinvolti nelle operazioni militari. Il piano che avrebbe gradualmente eliminato le importazioni di pesce dalla Russia, invece, si è imbattuto contro il no in particolare della Germania, la cui industria dei bastoncini di pesce surgelato dipende in larga parte dai volumi di merluzzo in arrivo dalla Federazione, e del Portogallo, che importa invece il suo iconico bacalhau. La Commissione aveva provato, poi, per la seconda volta a inserire nella lista nera delle sanzioni individuali il patriarca ortodosso Kirill, ma il suo nome è stato quasi subito depennato per via dell’opposizione della Bulgaria e delle perplessità espresse dall’Italia. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha salutato comunque «con favore» il via libera politico a «sanzioni che continuano a indebolire la macchina da guerra russa» e «impediscono che essa tragga beneficio dagli shock di mercato». Perlomeno fino al prossimo veto nazionale.
Cosa c'è (e cosa no) nel nuovo pacchetto di sanzioni Ue alla Russia
Prezzo del petrolio congelato, merluzzo e navi greche salvi. Anche se non c'è più il veto ungherese, persistono resistenze per i diversi interessi dei singoli Stati












