Cibo è il nostro inserto mensile che racconta il mondo attraverso ciò che mangiamo. Esce l'ultimo sabato di ogni mese sulla app di Domani e in edicola. In ogni numero svisceriamo un tema diverso con articoli, approfondimenti e commenti: questo mese parliamo di come la lingua della moda si intreccia con quella del settore gastronomico, dalla foodification dei vestiti alle collaborazioni tra grandi chef e maison. Qui troverete man mano tutti gli altri articoli di questo numero. In questa pagina, invece, tutti gli altri articoli di Cibo, che è anche una newsletter gratuita. Ci si iscrive a questo link.

Se ci chiedono di disegnare una cuoca e un cameriere, non possiamo avere grossi dubbi: un alto cappello bianco per la prima, una giacca nera e camicia bianca per il secondo.

È un’immagine che abbiamo interiorizzato, e vediamo spesso chi prepara o serve il cibo rappresentato in questo modo, ma allora perché nella realtà quotidiana spesso chi serve a tavola ha una maglietta casual magari col logo del ristorante e chi cucina indossa una camicia a quadri in stile hipster?

La parola livrea deriva dal francese livrée (consegnata), perché erano abiti forniti direttamente dal signore feudale, e proprio in Francia questa divisa per la servitù fu abolita con la Rivoluzione francese, poiché primo segno della sottomissione di un uomo a un altro uomo. Nel Medioevo i colori della livrea non erano casuali: riprendevano fedelmente lo stemma araldico della famiglia.