Due anni per una visita oculistica a Faenza, due e mezzo per una densitometria ossea, uno per una visita neurologica. E poi il caso che ha fatto più discutere: quello di un ragazzo disabile a cui era stato dato appuntamento nel 2029 per una risonanza magnetica all’ospedale di Ravenna. Per quest’ultimo caso l’Ausl Romagna si è scusata e in una nota ha scritto che c’era disponibilità in una struttura privata accreditata, ma che "al momento dell’interrogazione del sistema Cup aziendale, tale disponibilità non è stata intercettata". Delle lunghe liste d’attesa per visite ed esami abbiamo parlato con il direttore generale dell’Ausl, Tiziano Carradori.

Carradori, come mai è questa la situazione? "La premessa è che il tema dei tempi di attesa è un problema serio e prioritario, in primis perché non grava su tutti nello stesso modo: la parte di popolazione più problematica, più fragile e meno abbiente, ne risente di più. Ma non è un problema limitato a una realtà aziendale o a una regione: è di tutto il Paese e anche internazionale, laddove esistono sistemi sanitari finanziati con le risorse pubbliche".

Come mai? "Una pluralità di cause. Oltre alla domanda c’è anche l’offerta, le modalità in cui viene garantita, le risorse necessarie…"