Pavia Visite dermatologiche, cardiologiche, gastroscopie ed esami con grandi macchinari come le risonanze magnetiche: sono solo alcune delle prestazioni che rischiano di “sforare” i tempi della ricetta, costringendo i pazienti ad attese che, in certi casi, possono superare i sei mesi o anche un anno, in base al tipo di prestazione. Accade in una fase storica dove il sistema fatica a rispondere alle esigenze di salute di una popolazione più anziana, più fragile e con più malattie croniche che in passato. Mentre Regione ha appena varato un nuovo provvedimento per contenere i tempi d’attesa stanziando 91 milioni (che comprendono anche il recupero degli interventi arretrati e il supporto agli ospedali privati) la realtà locale presenta ancora criticità, nonostante i miglioramenti rivendicati dalla politica.
La situazioneNonostante i tentativi di correggere la rotta che negli anni si sono susseguiti, i lunghi tempi sono ancora una realtà che dipende da molte cause: risorse umane e materiali limitate, invecchiamento della popolazione, casi di iperprescrizione (la cosiddetta medicina difensiva) sono solo alcune. Gli effetti, però, sono concreti e riguardano l’accesso alle cure per i pazienti, che a volte si trovano di fronte a un bivio: da un lato l’attesa e dall’altro le cure a pagamento, per accorciare i tempi. Anche le aziende ospedaliere monitorano con report periodici il rispetto dei tempi di visita in relazione all’urgenza della ricetta: i dati vanno letti con cautela, ma sono uno dei pochi strumenti ufficiali che consentono di farsi un’idea dei disagi per i pazienti. Secondo il monitoraggio di marzo svolto da Asst (che gestisce gli ospedali pubblici della provincia), solo il 63 per cento delle prime visite dermatologiche viene eseguito entro i tempi dell’impegnativa di classe B (che imporrebbe la prestazione entro 10 giorni), e appena il 31 per cento dei pazienti la ottiene nei tempi della ricetta D (prestazione da eseguire entro 30 giorni, 60 per gli esami strumentali). Stando ai dati, significa che circa il settanta per cento delle visite dermatologiche sfora il tempo-limite dell’impegnativa di classe D. Più critica la situazione per le gastroscopie: i pazienti con ricetta B che la ottengono in tempo sono appena il 47 per cento, dato che scende al 35 per cento nel caso delle impegnative di tipo D. In questo caso, il tempo di attesa medio può superare sette mesi (233 giorni medi secondo il rapporto) se la prestazione è erogata tramite servizio sanitario. Il rispetto dei tempi per la risonanza è variabile, con percentuali entro i tempi di ricetta B comprese tra il 30 e l’80 per cento, e tempi medi di attesa rilevata che oscillano tra i 30 giorni e i sei mesi (mentre per alcuni tipi di tac il rispetto dei tempi può scendere intorno al 60 per cento). In precedenza, Asst aveva spiegato che i tempi effettivi possono in realtà essere più brevi, grazie al lavoro degli uffici che si occupano di governo delle liste d’attesa, con un rispetto complessivo dei tempi per la ricetta B che si attesta all’89 per cento. L’ultimo monitoraggio, però, mostra criticità puntuali che possono riguardare anche le visite meno urgenti (cioè con priorità P, da erogare entro 120 giorni). Il rispetto dei tempi è monitorato anche dal policlinico San Matteo, il cui ultimo report risale a gennaio. Il bacino di prenotazioni considerate non è ampio e questo potrebbe avere un’influenza sulle statistiche: tuttavia, per alcune prestazioni molto richieste come la prima visita dermatologica, oculistica o pneumologica, essere visitati entro i termini della ricetta B non è sempre scontato: per questi tre esami, le prenotazioni garantite entro i 10 giorni della ricetta B oscillano tra il 63 per cento (dermatologiche) e il 31 per cento (pneumologiche), con alcuni ritardi anche nel caso delle ricette D. Il policlinico, unico ospedale ad alta specializzazione della provincia, è tuttavia chiamato a dare priorità ai casi più complessi e gravi, ed è una delle ragioni per le quali i tempi delle prestazioni meno urgenti potrebbero non essere sempre garantiti. Su questo fronte lo scenario migliora: oltre il 96 per cento delle prime visite oncologiche (con ogni classe di priorità) viene eseguita entro i termini, stando all’ultimo monitoraggio.Nel privatoI tempi d’attesa riguardano anche i privati: nel report di aprile del Mondino, l’attesa per alcuni tipi di risonanza può superare l’anno. L’ultimo monitoraggio di Maugeri risale ad agosto 2025, periodo in cui di solito l’attività clinica si riduce così come la domanda di cure: è per questo che i dati disponibili non sono molti, eppure si rileva qualche criticità sul rispetto dei tempi per alcune visite differibili, come le visite otorinolaringoiatriche o dermatologiche. La Regione ha di recente stanziato un pacchetto da 91 milioni di euro per contenere i tempi: 61 milioni serviranno per finanziare 3.5 milioni di prestazioni aggiuntive di specialistica ambulatoriale, di cui 233mila in provincia. Altri 20 milioni sono destinati al recupero dei ricoveri ancora in lista dal 2022-23: in Lombardia sono 21mila, 1.800 di questi al San Matteo.






