Da giorni non si fa che parlare della vicenda di Mario Roggero, il gioielliere che ha ucciso due rapinatori in fuga e ne ha ferito un terzo dopo il tentato colpo nel suo negozio. La sentenza della Corte di Cassazione, che ha condannato l’uomo a 14 anni di carcere, non ha chiuso la storia: è stata invece la scintilla che ha acceso lo scontro politico.

Fin da subito, sui social come in Parlamento, l’opinione si è spaccata tra chi ritiene corretta la decisione dei giudici e chi, empatizzando con Roggero, ne invoca l’innocenza, sostenendo la tesi della legittima difesa. Esponenti della destra, tra cui Matteo Salvini e il ministro della Giustizia Carlo Nordio, hanno invocato la concessione della grazia, che è una prerogativa esclusiva del presidente della Repubblica.

La sentenza è definitiva ma ha lasciato dietro di sé alcune domande che continuano ad alimentare la discussione: c’è chi sostiene che quella di Roggero vada considerata una forma di legittima difesa; e che le norme attuali – approvate durante il governo gialloverde – siano troppo stringenti. Dunque, dove dovrebbe risiedere il confine tra legittima difesa e vendetta privata? Abbiamo chiesto alla nostra comunità di lettori.

Cos’è e come funziona la grazia: il potere che fa somigliare il capo dello Stato a un sovrano