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Il caso del gioielliere Mario Roggero, condannato in via definitiva per aver ucciso a colpi di pistola due rapinatori e ora in carcere, ha riaperto il dibattito sulla legittima difesa in Italia. È un dibattito fomentato dalla destra, in particolare dalla Lega, che si è schierata apertamente a sostegno di Roggero e che ora vorrebbe ampliare le condizioni per cui la legittima difesa è ritenuta ammissibile.

La legittima difesa è una facoltà di autotutela eccezionale prevista dall’ordinamento italiano. È ciò che consente a una persona di reagire con l’uso della forza, anche letale, per difendere se stessa, un’altra persona o un proprio diritto in certe e limitate circostanze, quando non può fare altrimenti. Nel linguaggio giuridico la legittima difesa è definita una “causa di giustificazione”: giustifica cioè un’azione che altrimenti costituirebbe un reato. Per esempio: uccidere una persona è un reato; ma se c’è legittima difesa, quell’uccisione è considerata lecita.

Il ministro dei Trasporti Matteo Salvini fuori dal carcere di Bollate, dove è detenuto Mario Roggero, con una delegazione della Lega Giovani, 18 luglio 2026 (ANSA/MOURAD BALTI TOUATI)

Le condizioni per la legittima difesa sono però molto rigide. Gian Luigi Gatta, professore di diritto penale all’università degli studi di Milano, dice che uno degli equivoci principali nell’opinione pubblica nasce proprio dall’aggettivo “legittima”, perché induce molti a concepire quella “legittimità” come interpretabile sulla base delle proprie convinzioni e dei propri valori. In realtà i vincoli sono molto rigorosi.