Retribuzioni reali che calano anziché aumentare, disuguaglianze che si amplificano anziché restringersi. Dall’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) arriva una fotografia impietosa dell’Italia. Anzi, quello consegnato con la nota di lavoro 1/2026 dal titolo “La dinamica retributiva e il ruolo dell’imposta sul reddito delle persone fisiche” è un time-lapse del periodo compreso dal 1990 al 2026 che non lascia spazio a dubbi: siamo un Paese che da decenni sta sbagliando rotta. E gli effetti si fanno sentire tutti, oggi, soprattutto per le fasce più deboli della popolazione. Se le retribuzioni reali lorde dei lavoratori dipendenti sono cresciute del 35% nei Paesi dell’Ocse, i dipendenti del settore privato in Italia hanno visto un calo in termini reali del 6,6%. È vero che, primo, c’è stata un’attenuazione per quelli a reddito medio basso, i quali hanno potuto beneficiare delle riforme dell’Irpef. Ma ciò non ha comunque bilanciato la drastica diminuzione rapportata agli effetti dell’inflazione e al costo della vita. Ed è vero, secondo, che la media del 35% registrata a livello Ocse è influenzata dai dati monstre di Stati Uniti (+50,5%) e Regno Unito (+48,4%). Ma, di nuovo, è anche vero che i principali Paesi europei sono molto più vicini a questi dati che non a quelli italiani, con la Francia che ha fatto registrare +33,4% e la Germania che si è attestata sul +32,9%, mentre anche la Spagna, che pure nei decenni scorsi non ha avuto poche difficoltà economiche registra ora un complessivo +12,9%.