La media Ocse segna un +35%. La Spagna cresce del 12,9%. I part time e i redditi poveri alla base dei risultati. Intanto il Pil è aumentato del 31%

I redditi in Italia sono in calo dell’1,6% rispetto al 1990. Mentre la media Ocse segna un +35% e gli Usa arrivano a +50,5%. La Spagna cresce del 12,9%. Gli interventi sull’Irpef hanno mitigato gli affanni negli anni. Ma le cause strutturali sono ancora lì. L’analisi dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio a firma di Stefano Boscolo, Corrado Pollastri e Lorenzo Toffoli e riportata dal Sole 24 Ore fa raggelare soprattutto per il confronto internazionale.

Tra 1990 e 2024 le retribuzioni reali lorde dei lavoratori dipendenti sono cresciute del 35% nei Paesi dell’Ocse, in una media alzata da Usa (+50,5%) e Regno Unito (+48,4%). La Francia è a +33,4% e la Germania a +32,9%. L’Italia ha invece in media buste paga inferiori dell’1,6% rispetto all’inizio degli anni Novanta. Il calcolo è stato effettuato sulle retribuzioni lorde per dipendente a tempo piena. Quelle reali sono diminuite del 6,6%. Perché sono crollate del 40,8% quelle del decimo percentile, dove si incontra il 10% più povero. Mentre all’altro capo della graduatoria il novantesimo percentile ha registrato nello stesso arco temporale una crescita del 3,3% per cento. Il 10% più ricco è stato l’unico a battere l’inflazione. Mentre il Pil fra il 1990 e il 2026 è aumentato del 31% in termini reali.