HomeEconomiaGli stipendi sono fermi dal 1990: "Nel privato retribuzioni giù del 6,6%"Il report dell’Ufficio parlamentare di bilancio e la fotografia degli ultimi 30 anni: salari stagnanti e diseguali. L’Irpef ha sostenuto i redditi bassi, per aiutare le famiglie servono trasferimenti e servizi pubblici, non bonus.Lilia Cavallari. , presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio, in carica dal 2022Ricevi le notizie di Quotidiano Nazionale su GoogleSeguicidi Claudia Marin
Tra il 1990 e il 2026 le retribuzioni lorde medie dei dipendenti privati italiani sono diminuite del 6,6% in termini reali. Al netto dell’inflazione, il lavoratore medio guadagna meno di trentasei anni fa. La contrazione si concentra soprattutto nella parte bassa della distribuzione e si accompagna a una maggiore dispersione dei redditi, alimentata dalla diffusione del part-time e dalla segmentazione del mercato del lavoro. È il quadro ricostruito dall’Ufficio parlamentare di bilancio, guidato da Lilia Cavallari, nella Nota sulla dinamica retributiva e sul ruolo dell’Irpef. Il fisco ha attenuato gli effetti sociali della stagnazione salariale, ma non ne ha rimosso le cause.
L’IRPEF COME ARGINE
Le riforme hanno progressivamente ridotto il prelievo sui redditi da lavoro dipendente bassi e medi. Due passaggi sono stati decisivi: il bonus Irpef del 2014 e la riforma del 2025, che ha trasferito nell’imposta gli sgravi contributivi. La capacità redistributiva dell’Irpef è più che raddoppiata: l’indice dell’Upb è passato da 0,028 a 0,065. Le riforme spiegano circa l’80% dell’aumento. Quelle rivolte ai redditi bassi e medi forniscono il contributo maggiore, pari al 115,8%; gli interventi sui redditi più elevati ne riducono la portata del 36,7%. Il fiscal drag pesa per il 7,4% e i cambiamenti nella distribuzione dei redditi e dell’occupazione per il 13,5%.







