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Non siamo fra le ultime tre regioni d’Italia, ma non si può certo esultare, non solo e non tanto perché l’Isola risulta ancora nella parte bassa della classifica, ma soprattutto perché, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, il sistema sanitario territoriale ha peggiorato le sue performance, in controtendenza con quasi tutto il resto del Paese. Il ranking in questione riguarda il rispetto dei tempi di garanzia nell’offerta di salute, sia per le prime visite che per gli esami diagnostici, fotografato dal nuovo bollettino dell’Agenas sul monitoraggio delle liste di attesa, che per la Sicilia registra un evidente calo in tutte e due le voci. Per quanto riguarda le prime visite, nel complesso, considerando le quattro classi di priorità, Urgente, Breve, Differita, e Programmata, nel confronto tra primo semestre 2026-2025 la quota di prestazioni effettuate entro la regolare tempistica si riduce dall’87,2 al 79,7%, con oltre il 20% di pazienti presi in carico troppo tardi.

Così, assieme all’Abruzzo e alla Sardegna, l’Isola rientra nello sparuto gruppo di regioni in retromarcia, e se ci si può consolare pensando che quel 79,7% resta comunque superiore alla media tricolore, pari al 78,5%, il quadro diventa più fosco nell’altro capitolo, dedicato agli esami diagnostici, effettuati in tempo nel 71,9% dei casi, con un calo del 4% su base annuale e contro una media nazionale dell’84,6%. A pesare sulla flessione sono soprattutto le prestazioni urgenti e brevi, con le prime al 56,9% e le seconde al 60,7%. Tradotto in altri termini, significa che il 40% e oltre dei pazienti che avrebbe bisogno di un controllo strumentale entro 3 o 10 giorni, sfora l’intervallo previsto dal sistema sanitario. Il risultato peggiore spetta alla risonanza magnetica all’addome, effettuata nei tempi giusti solo nel 23% dei casi, seguono l’elettromiografia al 24%, la risonanza tronco-encefalo al 34%, l’elettrocardiogramma al 36%, l’ecografia del seno al 38% e la colonscopia al 39%.