In Italia la montagna attira ogni anno migliaia di escursionisti, soprattutto nei mesi estivi. Parallelamente all'incremento delle presenze, aumenta anche il numero degli interventi evitabili da parte del Soccorso Alpino, spesso impegnato a gestire emergenze causate da impreparazione, superficialità e scarsa pianificazione. Dalle richieste di soccorso per mancanza di mezzi di trasporto a episodi legati a percorsi sottovalutati, gli operatori ribadiscono la centralità della prudenza.
Le richieste più insolite
Uno dei casi più singolari riguarda turisti che si trovano senza taxi disponibili per il rientro in hotel, specialmente in zone di montagna come il Trentino-Alto Adige. Situazioni di questo tipo rappresentano una quota crescente delle chiamate ricevute dagli operatori durante l'estate.
Il Soccorso Alpino affronta ogni anno casi che vanno dal cane sfinito che non riesce a proseguire la camminata a gruppi bloccati perché la funivia, come quella del Seceda che chiude alle 18, ha già effettuato l'ultima corsa.
Non mancano casi di escursionisti che ignorano le allerte meteo e, sorpresi da un improvviso temporale, abbandonano zaini e tende per ripararsi altrove. Un esempio recente si è verificato nella zona del Passo San Nicolò, sopra Pozza di Fassa, dove i soccorritori hanno dovuto guidare telefonicamente il gruppo fino all'accampamento lasciato indietro.












