HomeFirenzeCronacaQuarant’anni di ’17 Re’. I Litfiba e la storia del rockDomani sera il gruppo di Via de’ Bardi sul palco del Prato delle Cornacchie "Quel brano rispecchia il nostro desiderio di affrontare il mondo coi pugni chiusi".Ricevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciNo. Lo scalpo di Trump al guinzaglio, no. Trascinato dalla sua furia di Diablo, Piero Pelù non si preoccupa di finire un filo sopra le righe durante lo show con cui domani (ore 21) riporta i Litfiba a casa nella cornice amica del Prato delle Cornacchie. Ma il colpo di cabaret durante ’Tex’ non è la sola aggressione a quei "kings" messi nel mirino dall’album di cui il gruppo di Via de’ Bardi festeggia il quarantennale. "Anche se non si tratta certo di un’operazione-nostalgia" assicurano Pelù, Renzulli, Aiazzi e Maroccolo, in concerto pure a Forte dei Marmi il 13 agosto nella cornice di Villa Bertelli.
"E a testimoniarlo ci pensa la stessa ’17 Re’, canzone esclusa inopinatamente dall’album che porta il suo nome, pubblicata solo ora. Della versione originale sono rimaste la melodia, alcune parti del testo e l’armonia. Tutto il resto è cambiato: il ritmo, il beat, il groove e, soprattutto, lo spirito del brano". "Nel nostro piccolo, ci piace paragonare ‘17 Re’ all’Opera del Duomo di Firenze: per completarla ci vollero quasi centocinquant’anni, mentre noi ne abbiamo impiegati quaranta, sicuri che, proprio come il Cupolone del Brunelleschi, saprà reggere bene il passare del tempo" assicura il frontman.








