Riproporre il (proprio) passato, per renderlo più presente di prima. Tra rock e proclami, adrenalina e sudore, potenza sonora e verbale. Quello dei Litfiba, ieri sera a Genova per portare ad Altraonda Festival il tour per il quarantennale di 17 Re (un disco divenuto un cult della scena new wave italiana degli anni ’80) non è stata una operazione nostalgia – anche se per molti tra il pubblico è stato così – semmai un modo di dare il giusto riconoscimento a delle canzoni che suonano sorprendentemente ancora così attuali e a una band in formazione primigenia dall’identità artistica ben definita, in grado di mantenere, quattro decenni dopo, tanta forza e grinta sul palco. Ecco dunque l’istrionico Piero Pelù, in gran forma vocale ed espressiva, Ghigo Renzulli, Antonio Aiazzi, Gianni Maroccolo e alla batteria Luca Martelli ormai ben integrato con gli altri sodali, tutti portentosi. Pelù non si risparmia, canta e racconta, propone, fa riflettere. Non è propaganda alla sinistra, come urla un tizio. E’ semplicemente lui.

Non taceva 40 anni fa, figurarsi ora, con tutto quello che c’è da dire. Infatti. “E’ una vecchia storia, Davide contro Golia; i fottuti ‘gringos’ che si credono i padroni del mondo ai quali noi grazie a Mussolini abbiamo dato le chiavi del nostro Paese”, urla dal palco. “Sia ben chiaro, chi la pensa come Vannacci si vada a studiare la storia, apra un Bignami”. Un tizio, mentre tutti applaudono, lo contesta. “Dove sei, alza la mano. Hai sbagliato concerto se volevi sentire parlare di figa. Fai un video e pubblicalo, dì che sono un fottuto comunista ti prego fallo e pubblicalo su tutte le pagine di destra che ci sono online. No, non sei un ribelle sei un ignorante che non conosce la storia”, rinforza ancora, mentre il gruppo attacca Tex, per poi riprendere a metà pezzo, tirando fuori una parrucca arancione.