La musica come protesta, il palco per lanciare e amplificare messaggi politici. In questi giorni, Piero Pelù ha una stoccata per tutti. I Litfiba in tour festeggiano il quarantennale dello storico disco “17 Re” e, tra una canzone e l’altra, il rocker lancia critiche sociali e ammonizioni. Ne ha una per tutti: i politici italiani, Putin, quel pezzo di me**a di Netanyahu e Donald Trump, che schernisce tenendo al lazo un ciuffo arancione, stile cowboy. Sul fatto che gli artisti debbano schierarsi o meno, sembra avere una posizione netta. Ma il dire la propria è un credo che porta avanti da sempre, intrecciando le canzoni con lo sguardo sulla realtà. “Il mio nome è mai più”, contro le guerre del mondo, è l’esempio più famoso.
Piero Pelù contro Trump con una testa in silicone legata a un lazo
I fan sono tornati ad ascoltare l’album che 40 anni fa ha spianato la strada al rock innovativo in Italia e Pelù ne ha approfittato per far sentire la propria voce. Non solo attraverso le canzoni. Ai live di Pescara, Milano e Villafranca di Verona, il leader della band fiorentina ha saltato, divertito. Ha cantato a 66 anni, indossando le cuffie protettive per l’acufene di cui soffre, con dentro l’energia degli inizi. E, tra un brano e l’altro, rifilato una sequenza di attacchi al potere globale. Ha portato sul palco una testa in silicone con i capelli arancioni, legata a una corda per farla roteare. Chiaro riferimento, irrisorio, a Donald Trump. “Eccolo lo scalpo, eccolo qua. Sembra facile, ma vallo a prendere tu lo scalpo di quella testa di ca**o di Trump, vai. Vallo a prendere. Senza dimenticare quel grandissimo pezzo di me**a di Netanyahu”, ha dichiarato dal palco chiedendo di fermare i “sionisti” nella loro offensiva contro i palestinesi, sul sottofondo delle note di “Tex”.






