Lo confesso senza problemi: il Piero Pelù di oggi non mi interessa. Negli ultimi anni mi è capitato più volte di scrivere quanto mi sembri lontano da quello che aveva rappresentato per me. Eppure questa sera sarò a Firenze. Perché il punto non è il Pelù di oggi. Il punto è che i Litfiba tornano a suonare 17 Re. E per uno che vide quel tour passare nella provincia reggiana nel 1987, è impossibile far finta che sia un concerto come un altro.
Nei consueti nove punti di questo blog, che proprio quest’anno compie quindici anni, provo a spiegare perché 17 Re continua a essere, per me, il punto più alto raggiunto dai Litfiba. E perché, nonostante tutto, questa sarò a Firenze.
1. È il disco in cui i Litfiba smisero di inseguire qualcuno
Fino ad allora nei Litfiba si potevano riconoscere influenze evidenti: il post punk inglese: l’ombra lunga dei Joy Division, degli Echo & the Bunnymen, dei Killing Joke. Con 17 Re, però, succede qualcosa di diverso. Quelle radici non spariscono, semplicemente smettono di essere riconoscibili come modelli. Vengono assorbite e trasformate in un linguaggio personale, mediterraneo, inquieto e teatrale. Da quel momento Maroccolo e soci, non sembrano più una grande band italiana che guarda all’Inghilterra. Sembrano una grande band e basta. Ed è una differenza enorme.











