Le carceri italiane non sono soltanto luoghi di detenzione, ma sempre più spesso laboratori di rinascita, formazione e inclusione sociale. Da Nord a Sud, i progetti agroalimentari realizzati all’interno degli istituti penitenziari coinvolgono detenuti e cooperative sociali, trasformando il cibo in uno strumento concreto di reinserimento. Un universo ancora poco conosciuto che merita di essere raccontato non solo per la qualità dei prodotti, ma soprattutto per il loro valore umano e sociale.
Sull’isola-carcere di Gorgona, situata al largo di Livorno, il progetto realizzato con Marchesi Frescobaldi coinvolge i detenuti nella coltivazione delle vigne e nelle attività di cantina, offrendo loro un percorso di formazione e reinserimento professionale. Da queste vigne affacciate sul mare nasce il vino Gorgona, prodotto da uve Vermentino e Ansonica e diventato il simbolo di un progetto che unisce eccellenza enologica, dignità del lavoro e nuove opportunità di riscatto sociale.
Nella Casa circondariale di Torino, la Cooperativa Pausa Caffè produce specialità che uniscono qualità artigianale e inclusione sociale. Tra queste, il cioccolato fondente extra al 65%, realizzato con cacao proveniente dal Presidio Slow Food della Chontalpa, in Messico, e dalla cooperativa Appta del Costa Rica. Accanto a questo, le dragées Pausa Caffè, chicchi di caffè Huehuetenango ricoperti di cioccolato fondente, ottenuti da pregiati chicchi caracoles, selezionati a mano per la loro rarità e per le caratteristiche che ne esaltano l’aroma e la consistenza.






