-Dietro le sbarre, tra gli aromi del lievito madre, del cioccolato fuso e della frutta c'è la ricetta cooperativa della rinascita e del reinserimento lavorativo.

In Italia, sempre più progetti carcerari stanno facendo della gastronomia e dell'agricoltura, non solo un mestiere ma un potente strumento di riscatto sociale. E se un prodotto oltre ad essere buono fa anche del bene, viene apprezzato da 7 consumatori su 10, come emerge da un'indagine del centro studi di Confcooperative. Nelle cooperative sociali che si occupano dell'inserimento lavorativo di persone svantaggiate aderenti a Confcooperative Federsolidarietà, sono più di 3mila gli occupati nell'agricoltura sociale, di cui 350 tra detenuti ed ex detenuti.

Un legame forte, quello tra agricoltura, alimentazione e inclusione e percorsi di riabilitazione sociale, con evidenti risultati. Basti pensare che su 100 detenuti che seguono percorsi di formazione e di inserimento lavorativo in carcere nelle cooperative sociali, la recidiva è abbattuta a meno del 10%. E c'è ancora molto margine per far crescere l'impegno della cooperazione sociale in questo ambito, come sottolinea Stefano Granata, presidente di Confcooperative Federsolidarietà.