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Guido Santevecchi

Il Pil rallenta, i consumi restano fiacchi e il mercato interno non decolla. Eppure auto elettriche, batterie e tecnologie continuano a conquistare i mercati globali

Si è portato i suoi dubbi nella tomba Gao Shanwen, l’ex chief economist di Sdic Securities, banca d’investimenti di Shenzhen al servizio dello Stato cinese. L’economista è morto a 55 anni, il 7 luglio, per un linfoma che gli era stato diagnosticato all’inizio del 2025, poche settimane dopo essere stato messo sotto inchiesta e «silenziato» dalle autorità. Nel dicembre del 2024, parlando a una conferenza negli Stati Uniti, l’autorevole Gao aveva sostenuto che la crescita del Pil cinese negli ultimi due o tre anni era stata probabilmente solo meno della metà delle cifre ufficiali, quindi vicina al 2%. Per arrivare al 5% l’Ufficio statistico di Pechino avrebbe ritoccato i numeri. Di qui la scomunica del Partito, del quale era stato consulente.La settimana scorsa Pechino ha pubblicato i dati del Pil nel secondo trimestre 2026: tra aprile e giugno è cresciuto del 4,3%, il passo più lento da quando sono cominciate le rilevazioni statistiche nel 1990, escludendo i tre anni orribili del Covid. Nel primo trimestre il Pil aveva segnato un +5%. Se si crede alla rivelazione di Gao, e se i compagni addetti ai conti non hanno cambiato abitudine, la Cina di Xi Jinping in realtà continua nella sua parabola calante, galleggia ancora intorno al 2%, più o meno come i concorrenti occidentali.Naturalmente i dati si possono leggere in diversi modi, come dimostra il Global Times, giornale del Partito comunista che ha esultato ricordando come il Pil cinese nel primo semestre sia cresciuto del 4,7% rispetto all’anno scorso, aggiungendo 10.280 miliardi di dollari all’economia nazionale «quindi bene in linea con l’obiettivo governativo di un’espansione compresa tra il 4,5 e il 5%. Una prova di resilienza nonostante le crescenti incertezze del mondo globalizzato».