Il mercato cinese dell’auto, in particolare nel segmento dei veicoli elettrici, sembra mostrare le prime crepe; dopo i dati deludenti di gennaio, anche febbraio, secondo gli analisti, potrebbe confermare una frenata. E anche negli Stati Uniti gli analisti si attendono una fase di stagnazione, complice un livello di prezzi che fatica a scendere.

I due principali mercati mondiali dell’auto sono in pieno cortocircuito finanziario. Che si tratti del cowboy suburbano della «pickup belt» o del giovane tecno-rampante arricchito di Shenzen, la sostanza non cambia. Entrambi i consumatori-tipo dei due mercati automobilistici, americano e cinese, sembrano in questa fase prigionieri di una trappola finanziaria - anche se per ragioni diverse e in un certo senso opposte - e sono oggi, con tutta probabilità, in possesso di un’automobile che vale meno del debito accumulato per acquistarla.

Da un lato, negli Stati Uniti, il mercato delle auto è come detto bloccato dai prezzi elevati e sta alimentando una bolla dei prestiti al consumo, simile a quella dei mutui subprime del 2008. Dall’altra, in Cina, la forte concorrenza interna ha innescato una guerra dei listini ora sfociata in uno scontro sui finanziamenti, che stanno generando insolvenze, deprezzando il mercato dell’usato e gettando sul lastrico i rivenditori, nella corsa all’auto di lusso come status symbol. Una dinamica incrociata che, in entrambi i mercati, sta minando l’espansione delle vendite per i principali produttori e che sta configurando per il 2026, secondo le principali analisi, il rischio di una stagnazione.