Nel giro di pochi anni, la Cina è diventata il più grande mercato mondiale per le auto elettriche, quasi 8 milioni di immatricolazioni di veicoli a batteria nel 2024 contro meno di 2 milioni nell’area Ue-Efta-Uk (Europa allargata), spinta da politiche pubbliche aggressive, sussidi generosi e una strategia decisa verso l’elettrificazione. Il governo ha investito decine di miliardi di dollari (oltre 220 tra il 2009 e il 2023) per sostenere innovazione, produzione interna e domanda. Ma ora quel modello mostra segni di surriscaldamento evidenti. Qualcuno ha già evocato il rischio di una bolla sul tipo del crollo del colosso dell’immobiliare, Evergrande, per l’esplosione dei debiti. Con oltre 160 marchi attivi, Pechino si trova a gestire una guerra dei prezzi sempre più pericolosa e una probabile fase di fallimenti.
Questa settimana, come riportato da Bloomberg e Reuters, i vertici di BYD, Geely, Xiaomi e altri produttori sono stati convocati a Pechino da tre pilastri del potere cinese: il ministero dell’Industria, l’autorità antitrust e l’agenzia di pianificazione economica. Al centro del confronto, l’allarme per una competizione ormai definita «eccessiva», che rischia di mettere in crisi l’intera filiera.






