Sono mesi decisivi per l’Europa, chiamata a riequilibrare il gigantesco deficit commerciale frutto di anni di concorrenza a base di sussidi statali da parte di Pechino. L’ennesimo allarme industriale arriva stavolta dalla chimica. Ora per Bruxelles è tempo di decidere
Auto elettriche, rinnovabili, batterie, materie prime. Poco o nulla si è salvato dalla spietata concorrenza del Dragone, tanto forte fuori, quanto debole al suo interno, come questo giornale va raccontando da anni. Il fatto è che con i sussidi dello Stato è tutto più facile, tutto più semplice. Si compra laddove in regime di libero mercato non lo si potrebbe fare. In altre parole, si ha maggiore potenza di fuoco. Ora però in Europa è in atto una tardiva ma provvidenziale presa di coscienza. Il deficit commerciale di 360 miliardi a favore di Pechino non è più sostenibile per Bruxelles e anche nella periferia, si veda l’Ungheria fino a ieri compiacente col Dragone, si tornano ad alzare le barricate.
Nel cuore dell’Europa, comunque, si continua a combattere contro la supremazia cinese. Un caso può rendere meglio l’idea. Nella cittadina fiamminga di Tienen, la società Citribel produce acido citrico per le industrie alimentari, farmaceutiche e dei prodotti per la pulizia europee dal 1929. A quasi 8 mila chilometri di distanza, nella provincia orientale cinese dello Shandong, aziende cinesi fanno esattamente lo stesso. Ora, costruita quasi un secolo fa grazie al know-how belga e all’esperienza della raffineria italiana, Citribel rappresenta ancora oggi una testimonianza dell’ingegno industriale europeo. Eppure, l’amministratore delegato Joris Merckx afferma senza mezzi termini che oggi l’azienda si trova ad affrontare una minaccia esistenziale a causa della concorrenza cinese, che, grazie ai sussidi statali, ha spinto i prezzi al di sotto dei livelli sostenibili a lungo termine per gli impianti europei.








