Un altro pezzo di politiche europee per il clima è caduto. Proseguendo lungo una china che ormai dura da più di un anno e di cui la riforma del sistema di scambio delle quote di emissioni (Emissions trading system, Ets) sembrava l’ultimo capitolo, la Commissione europea ha compiuto un nuovo passo verso il depotenziamento del Green deal e in direzione dei desiderata delle lobby dei combustibili fossili e dei paesi che meno hanno investito sulle rinnovabili. La notizia, in sintesi, è questa: Bruxelles ha proposto (ma è sicuro che a questo punto nessuno si metterà di traverso) di sospendere fino al 2029 le sanzioni previste dal regolamento sulle importazioni di metano. Il motivo? I rischi per gli approvvigionamenti degli Stati membri ora che la guerra in Medio Oriente scatenata da Usa e Israele ha prodotto il blocco dello Stretto di Hormuz e la chiusura dei rubinetti del gas da parte di Qatar e di altri Paesi del Golfo Persico. Ma procediamo con ordine, partendo dall’inizio.

Poco più di due anni fa (era giugno) il Parlamento europeo ha approvato il regolamento Ue 2024/1787 sulle emissioni di metano nel settore energetico, un insieme di norme che mirava originariamente a imporre rigidi criteri di tracciabilità, rendicontazione e trasparenza sulle forniture di combustibili fossili provenienti da Paesi terzi. L’obiettivo fondamentale era contrastare le perdite e il venting di metano, che è uno dei gas serra più dannosi, lungo le catene di approvvigionamento globali. Tuttavia, l’imminente applicazione di quanto previsto in particolare dall’articolo 12 e dal Capo 5 (“Emissioni di metano da petrolio greggio, gas naturale e carbone immessi sul mercato dell’Unione”, articoli 27-31) e dunque l’introduzione di severe sanzioni finanziarie per il mancato rispetto delle norme di monitoraggio, nelle ultime settimane hanno sollevato forti allarmi tra gli operatori industriali e i governi europei più dipendenti dall’import di gas, preoccupati che tali prescrizioni potessero spingere i fornitori extra-Ue — come gli Stati Uniti, l’Algeria e la Libia — a reindirizzare i propri carichi verso mercati meno esigenti, riducendo l'offerta e spingendo al rialzo i prezzi dell'energia.