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12 MAGGIO 2026
Ultimo aggiornamento: 15:54
La Commissione europea cede alle pressioni. E nei giorni in cui riflette su un possibile stop alle sanzioni per le società petrolifere e del gas che violano il Regolamento Ue sul metano, dopo le pressioni esercitate dagli Stati Uniti, sempre a favore di industrie aggiunge un altro tassello verso la revisione complessiva dell’Ets, l’Emission trading system, il sistema europeo di scambio delle quote di emissioni, in base al quale le aziende che inquinano devono pagare una quota per ogni tonnellata di anidride carbonica emessa. Bruxelles accetta di ridurre il costo dell’Ets per quelle energivore, dopo le pressioni di industrie e governi europei, che hanno già contribuito a rallentare l’eliminazione graduale dei permessi gratuiti distribuiti per anni in modo copioso, nel sistema che, tra le altre cose, il Governo Meloni ha tentato invano di far sospendere. Dopo l’intervento sul mercato del carbonio e sulla riserva di stabilità del mercato (Msr), il meccanismo che regola l’eccesso di quote di CO₂, la Commissione Ue ha presentato la sua proposta di aggiornamento dei benchmark per il periodo 2026-2030, cioè i parametri che determinano l’assegnazione gratuita delle quote ai settori industriali. Quelle pesanti, più emissive, avevano chiesto a Bruxelles di concedere un maggior numero di quote gratuite. In base alla proposta della Commissione Ue, le industrie continueranno a ricevere in media quote gratuite che coprono circa il 75 per cento delle loro emissioni di anidride carbonica, mantenendo la copertura delle emissioni indirette derivanti dall’uso dell’energia elettrica in 14 parametri di riferimento. Sulla proposta è aperta fino all’8 giugno la consultazione pubblica e degli Stati membri prima dell’adozione.






