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Massimiliano Jattoni Dall’Asén

Genova aumenta l'imposta di soggiorno per gli appartamenti turistici, mentre Firenze studia una Tari più alta per chi gestisce più immobili. Celani (Aigab): «Così si colpiscono i proprietari del ceto medio e chi non può permettersi gli hotel»

Non è più soltanto il governo a intervenire sugli affitti brevi. Sempre più spesso sono i Comuni a utilizzare la leva fiscale per governare il boom delle locazioni turistiche, con l'obiettivo dichiarato di finanziare i servizi urbani e contenere l'impatto del turismo nelle città. Dopo gli aumenti della Tari adottati o allo studio in diverse amministrazioni, adesso anche l'imposta di soggiorno diventa uno strumento per differenziare il trattamento degli appartamenti destinati ai turisti.

Più che singoli interventi tributari, sta prendendo forma una strategia che punta a utilizzare tasse e imposte locali anche come strumenti di politica urbana. L'obiettivo, soprattutto nei centri storici più esposti alla pressione turistica, è riequilibrare gli effetti delle locazioni brevi sul mercato residenziale e reperire risorse per sostenere i maggiori costi dei servizi pubblici.