Le locazioni lunghe, in molti casi, tornano a essere più convenientidegli affitti brevi. È l’effetto della nuova tassazione più pesante, prevista dal Ddl di Bilancio, che porta dal 21 al 26% la cedolare secca per queste locazioni in attesa di capire come finirà la partita in Parlamento dopo il pressing che si alzato nella maggioranza per rivedere la misura. In ogni caso, a leggere bene i numeri, l’appesantimento del carico fiscale, in molte città, accentua un fenomeno già presente con la cedolare al 21%: la convenienza degli affitti per periodi più brevi di 30 giorni, già da tempo, non sembra essere più così marcata.
Sono i risultati di un’analisi elaborata dal Sole 24 Ore, partendo da numeri di Scenari immobiliari, sugli affitti medi in diverse città italiane, e di Aigab, l’associazione italiana dei gestori di affitti brevi, sui costi delle locazioni brevi. Numeri che considerano un immobile tipo dalle caratteristiche particolari: un trilocale piccolo, di 65 metri quadri, in zona semi centrale. Un immobile usato, di qualità medio alta, che si presta sia alla locazione breve che all’affitto lungo ma che non è collocato in aree delle città più centrali e, quindi, più votate alle presenze turistiche. In altre parole, un immobile che, a seconda della convenienza, potrebbe passare agevolamente da un utilizzo all’altro.








