Genova – Passerà da 3 a 5 euro la tassa di soggiorno per gli appartamenti a uso turistico a Genova. Un aumento di quasi il 67 per cento, che colpirà gli airbnb in tutta l’area comunale. La tassa crescerà, ma in maniera minore con l’incremento di 1 euro, anche per altre categorie di alloggi turistici: affittacamere, bed and breakfast e case per ferie. Non verranno invece toccati dal provvedimento gli alberghi. La decisione verrà approvata dal Comune giovedì, nella prossima giunta. «Gli appartamenti a uso turistico rappresentano il 55 per cento dei pernottamenti in città, contro il 42 per cento degli alberghi – spiega Tiziana Beghin, assessora comunale al Turismo – Il loro impatto sul territorio è molto forte, anche in termini di decoro e spazzatura, però, al contrario degli alberghi, non pagano la Tari in proporzione al numero di ospiti ma solo secondo la tariffa residenziale. La decisione di ritoccare la loro imposta nasce dalla necessità di avere a disposizione più fondi per gestire la crescita turistica indiscriminata e le sue conseguenze sulla città in termini di rifiuti e manutenzioni». Più fondi per Amiu e Aster L’aumento stimato di introiti, per le casse di Palazzo Tursi, è di tre milioni di euro l’anno. Il provvedimento dovrebbe entrare in vigore il primo luglio, assicurando al bilancio 2026 un milione e mezzo di euro in più. Per legge, il 40 per cento delle entrate sono destinate a interventi sul decoro urbano mentre il restante 60 per cento viene investito sulla promozione turistica. L’aumento maggiore per gli appartamenti a uso turistico dovrebbe compensare il minor pagamento della Tari da parte di questa categoria, aumentando i fondi da mettere a disposizione delle aziende partecipate come Amiu, in primis, ma anche Aster. Una linea di indirizzo che era stata anticipata ai sindacati, nei giorni scorsi, dalla sindaca Silvia Salis. La scelta ha anche un preciso indirizzo politico, quello della lotta alla gentrificazione che sta svuotando il centro storico, dove è sempre più complicato trovare un alloggio in affitto a uso residenziale. «Se l’appartamento a uso turistico è di livello alto, l’aumento incide poco – riflette l’assessora Beghin – Anche se a sceglierlo, come avviene nella maggioranza dei casi, è una famiglia: i minori di 14 anni non pagano l’imposta. Talvolta invece ci troviamo davanti ad alloggi di livello basso, con affitti decisamente inferiori alla media di alberghi e appartamenti di qualità: c’è anche chi chiede 60 euro a notte per ospitare quattro persone. Di solito, in questi casi, l’impatto sul degrado della città è maggiore, e quindi ritengo corretto l’aumento». Alla base c’è anche la volontà di combattere le finte locazioni turistiche che mascherano affitti transitori, come dimostrato dall’attività ispettiva di Palazzo Tursi. «In questo caso l’intento è far sì che gli appartamenti tornino a locazioni tradizionali e non speculative – sottolinea Beghin – I proprietari destineranno ai turisti i loro appartamenti solo se ne varrà davvero la pena. La nostra è una scelta in linea con tutte le città turistiche paragonabili a Genova, l’unica con l’imposta più bassa è Torino ma già a Firenze la tassa sale a 6 euro a persona. L’obiettivo è avere un turismo di qualità, come testimonia anche il riconoscimento, arrivato dalla Regione Liguria, della Dmo, Destination Management Organization». Le reazioni degli host Le indiscrezioni sull’aumento dell’imposta hanno già scatenato le reazioni delle associazioni di host che operano in città. «In pratica dormire in un appartamento in via Prè costerà, in termini di imposta di soggiorno, quanto dormire in un albergo 5 stelle lusso – riflette Sergio Battelli, fondatore di Vita da host e membro del direttivo dell’associazione “Bisogna essere bravi” – Non sono contrario all’aumento ma dovrebbe riguardare tutti: se gli alberghi non vengono toccati, allora non va bene. Basta guardare i numeri: dal 2023 a oggi la tassa di soggiorno per gli appartamenti è passata da 1,5 a 5 euro, un aumento del 233 per cento in tre anni. Gli hotel 5 stelle lusso, nello stesso periodo, sono passati da 4, 5 a 5 euro: un incremento di appena 50 centesimi, l’11 per cento. Ripeto, sono contento se i ricavi vengono utilizzati per finanziare Amiu, ma se si sceglie di prendere soldi solo dagli affitti brevi, senza una progressione, sembra un accanimento: in pratica pagherà 5 euro sia chi spende 80 euro per una notte sia chi ne spende 300». Sulla stessa linea anche l’associazione turistica “Prè-nottando”, attiva soprattutto nella zona intorno a via Prè, che da tempo sottolinea come l’affitto breve sia uno strumento per rigenerare quei vicoli abbandonati dai residenti. «L’aumento della tassa di soggiorno sugli affitti brevi potrebbe essere accettabile solo se gli incassi maggiori verranno reinvestiti nel centro storico, in modo proporzionale al peso economico dei vicoli – scrive in una nota – La parte destinata al marketing deve finanziare eventi diffusi su più giorni, per spalmare i flussi turistici, mentre il resto deve essere destinato a pulizia e piccole manutenzioni per aumentare la vivibilità del centro storico. Non sarebbe male imitare il modello di Bolzano, utilizzando i fondi per offrire agli ospiti mobilità gratuita». «Le locazioni brevi non devono essere criminalizzate - aggiunge Fabrizio Segalerba, presidente della Fiaip, la federazione degli agenti immobiliari, che si occupano anche di gestire appartamenti turistici - In molte città hanno rappresentato un motore di rigenerazione, incentivando il recupero di immobili e favorendo investimenti. Il confronto deve concentrarsi su politiche per aumentare l’offerta abitativa e rendere più efficiente le locazioni, evitando contrapposizioni tra affitti residenziali e turistici». Sul piede di guerra anche l’opposizione in Comune: «Sarebbe una scelta tanto assurda quanto punitiva – attaccano Paola Bordilli e Alessio Bevilacqua della Lega – Davvero il Comune vuole trattare l’ospitalità diffusa alla stregua degli hotel 5 stelle? Siamo preoccupati per il potenziale impatto devastante sulle famiglie che gestiscono queste strutture».