Il confronto avrebbe dovuto svolgersi «in un clima di reciproca serenità», questa la premessa, ma al Grattacielo Piemonte il clima si è rapidamente raffreddato. Regione-Rsa, rendez vous tra i gestori delle 700 strutture piemontesi, che chiedono più risorse per fronteggiare i rincari energetici e l'aumento del costo del personale, e la giunta, alle prese con un bilancio stiracchiato da tutte le parti. Alberto Cirio, affiancato dagli assessori Federico Riboldi (Sanità) e Maurizio Marrone (Politiche sociali), ha messo sul tavolo 23,5 milioni in più, non una tantum ma strutturali, sulla quota sanitaria dei posti in convenzione. Nulla sulla quota sociale, ovvero alberghiera. Primi mormorii e prime obiezioni da parte dei convenuti stroncate sul nascere dal governatore: prendere o lasciare. E tanto per essere chiaro, ha messo le mani avanti con riferimento alle associazioni che nei giorni scorsi ventilavano la possibilità di disdire le convenzioni: «Se ritenete, procedete pure - è la sintesi del messaggio lanciato dal presidente - I posti che si libereranno saranno messi a bando». Fondi alle Rsa: cosa prevede la proposta della Regione Piemonte Dei 18 milioni una tantum stanziati dalla Regione lo scorso anno, fondi europei, finora alle strutture ne sono andati 14. 4 sono rimasti nel piatto, per vari fattori, compresa la difficoltà delle procedure e le condizioni (l'accesso alle risorse è subordinato a programmi personalizzati di miglioramento dell'assistenza). Pare che la Regione intenda mantenerli a disposizione, non si sa ancora per quanto, per eventuali e non meglio precisate «premialità». La delusione delle Rsa dopo l’incontro in Regione Nessun comunicato della giunta, al termine dell'incontro. E nessun comunicato, congiunto o meno, da parte delle associazioni che rappresentano le Rsa. Musi lunghi, poche parole. La Regione rivendica le somme stanziate in questi anni, superiori a quelle delle precedenti legislature, i 18 milioni una tantum e ora il rilancio dei 23,5: di più non si può chiedere, è la linea che filtra dal Grattacielo. Da settembre via al tavolo con tutte le parti per riformare il sistema del Welfare. Le Rsa, da parte loro, lamentano il mancato rispetto dei patti. Confapi Sanità, per esempio, ricorda che gli accordi prevedevano risorse, da parte della Regione, anche per la quota sociale. Anaste, che rappresenta 4 mila posti letto in Piemonte, va oltre e annuncia «azioni di autotutela» decise il 28 luglio, in occasione di un'assemblea annuale presumibilmente infuocata. «Fatti due conti, 23,5 milioni, spalmati su tutte le strutture regionali, equivalgono ad un aumento di 90 centesimi al giorno per ogni ospite convenzionato, 27 euro al mese», spiegano dall'associazione. «Tutto questo, a fronte dei rincari che dobbiamo sostenere: per una struttura da 70 posti letto, parliamo di 5 mila euro l'anno». Anaste valuta il ricorso alla Giustizia Da qui la preoccupazione e la delusione al termine di un incontro in vista del quale Cirio e i suoi assessori avevano già comunicato le loro intenzioni, dalle quali non si sono mossi. Da qui, anche, la reazione delle associazioni, ciascuna delle quali a questo punto si muoverà come crede. Anaste, come premesso, quasi sicuramente adirà le vie legali: «La Regione aveva promesso e comunicato urbi et orbi un aumento del 10 per cento in tre anni, ad oggi abbiamo preso l'1,75%. Si commenta da sè».