Rsa: sulle tariffe per gli ospiti in convenzione è scontro tra i gestori e la giunta regionale. Meglio: una parte dei gestori delle strutture, per essere precisi, anche se è plausibile che gli altri seguiranno. Perché la Regione non aumenta la quota alberghiera delle rette La Regione, come è noto, è disponibile ad aumentare la quota sanitaria delle rette per i posti in convenzione, 23,5 milioni, una somma importante, ma non quella alberghiera, a carico delle famiglie. Uno stop ai gestori, che invece chiedevano di ritoccare al rialzo anche la seconda, impossibilitati a farlo senza autorizzazione. Ricorso al Tar: Confapi Sanità e Anaste contestano la decisione La questione promette di finire al Tar. Confapi Sanità e Anaste, la seconda ieri riunita per l'assemblea annuale, hanno imboccato la strada del contenzioso per far valere le loro ragioni. Confindustria Sanità si riunirà ad agosto, nessuna anticipazione ma anche lì gorgogliano i malumori. Alberto Cirio: «Aumentare i costi per le famiglie è inaccettabile» Da parte sua, Alberto Cirio non arretra di un millimetro. «In uno Stato di diritto ciascuno è libero di far valere le proprie ragioni, se vogliono ricorrere, facciano pure. Aumentare la quota delle tariffe a carico delle famiglie è semplicemente inaccettabile, e nessuno mi farà cambiare idea. Questo non significa dire “no” ai gestori su tutta la linea: giusto sostenerli, infatti incrementiamo la parte sanitaria, ma quella a carico degli ospiti resterà invariata». Una posizione netta che si contrappone a quella, altrettanto netta, delle associazioni di categoria delle strutture. Confapi Sanità: «Le Rsa non possono più sostenere questi costi» «Ringraziamo la Regione per il dialogo e per quanto fatto finora, ma dobbiamo prendere atto che non è più sufficiente per garantire la sopravvivenza delle strutture e la qualità dell'assistenza», spiega Michele Colaci, Confapi Sanità. «A tutela delle nostre imprese, ci apprestiamo a presentare ricorso al Tar per ottenere il doveroso adeguamento della quota alberghiera. È un atto di responsabilità per proteggere un settore fondamentale per la comunità». Poi l'affondo: «Le strutture si trovano stritolate in una morsa economica e operativa non più sostenibile, l'unica risposta delle Istituzioni è la spinta verso una domiciliarità sostitutiva delle Rsa, una tesi suggestiva ma del tutto inapplicabile per la grave non autosufficienza. Passata la solita “nottata elettorale”, bisognerà abbandonare le demagogie e tornare a lavorare con serietà e pragmatismo». Anaste: accordo sulle tariffe non rispettato dalla Regione Si muove anche Anaste. «Nel 2024 era stato siglato un accordo con la Regione che prevedeva un adeguamento tariffario del 10% suddiviso nel triennio 2024-2026, ovvero un aumento annuale del 3% pari a 40 euro mensili. Quasi tre anni dopo, la Regione non ha rispettato l'accordo, limitandosi a riconoscere un adeguamento dell'1,75%, contro il 10% condiviso fra le parti. Il che ha messo seriamente messo in crisi la sostenibilità economica del settore convenzionato. Tutte le Regioni hanno riconosciuto gli adeguamenti tariffari per garantire la continuità delle prestazioni. L'assemblea annuale di Anaste Piemonte ha deliberato di valutare ogni possibile azione giurisdizionale». Muro contro muro.
Muro contro muro sulle Rsa: no agli aumenti delle rette, i gestori verso il ricorso al Tar
La Regione aumenta la quota sanitaria ma lascia invariata quella alberghiera. I gestori contestano il mancato rispetto dell’accordo 2024 e denunciano l’insoste…








