C’è una popolazione sempre più longeva, la richiesta di cure e assistenza che cresce, i costi per i servizi s’incrementano e i soldi non bastano mai. Vale per le Rsa, ma anche per la sanità in senso più esteso e per l’assistenza domiciliare ai non autosufficienti. «Quando mi sono insediato – afferma il governatore Alberto Cirio dal palco del Binario 3 alle Ogr di Torino, dove si presenta il rapporto Ires sul Piemonte economico e sociale – la Regione spendeva 260 milioni per le convenzioni nelle Rsa, oggi ne spende 310. Abbiamo aumentato di quasi dieci milioni l’anno. Ahimè non sono posti in più sono costi in più, c’è una lettera di differenza. C’è chi dice bisogna fare debito, io per cultura e formazione non riesco a farlo». Fa l’esempio di suo nonno, che comprò una vigna ma non avendo i soldi per pagarla, l’acquistò a rate e per un anno «non andò a messa per paura di vedere chi gli aveva prestato i soldi». La Regione Piemonte ha 4 miliardi di debiti, «quando mi sono insediato erano 6,1 miliardi ricorda Cirio, ogni anno paghiamo circa mezzo miliardo di debiti del passato, Lombardia e Veneto non ce li hanno».

Oltre 11 mila non autosufficienti in lista d’attesa Nei giorni scorsi La Stampa ha fornito i dati di una piaga che diventa ogni giorno più profonda: a febbraio 2025 le persone che in Piemonte si erano sottoposte a un esame della Unità valutativa geriatrica e che non avevano ricevuto la convezione, cioè il pagamento della metà della retta totale della Rsa, erano 8.592 (1.125 urgenti, 3.250 non urgenti, 4.217 differibili). Al 31 dicembre erano salite a 11.616 (892 urgenti, 3325 non urgenti, 7399 differibili). Urgenti, non urgenti, differibili, a seconda del quadro clinico e, non ultimo, dell’Isee, cioè di quello economico: la categorizzazione della vita a cui deve sottostare chi cerca un posto in convenzione in una delle 600 Rsa piemontesi, oltre 700 con le Residenze assistite e le Residenze assistite alberghiere.