Non è una sconfitta della Regione. Non è una vittoria dei promotori del referendum. È, invece, una lezione di metodo istituzionale. Il Presidente del Tar Calabria ha detto una cosa molto semplice: una questione che tocca lo Statuto regionale, il rapporto tra gli organi della Regione e l’esercizio della democrazia diretta non può essere risolta con un provvedimento d’urgenza firmato da un solo giudice. Merita il confronto del collegio e una decisione ponderata. Eppure il dibattito politico ha già emesso le proprie sentenze, dividendosi tra chi parla di “stop alla Regione” e chi minimizza il provvedimento. Entrambe le letture sono parziali.
Le regole del gioco democratico
Quando si discute delle regole del gioco democratico, il problema non è chi vincerà questa partita, ma chi avrà la forza di accettarne il risultato. Le istituzioni si misurano proprio nei momenti in cui il diritto impone di fermarsi e attendere il giudizio del giudice. La vicenda dei sottosegretari dimostra anche un’altra cosa. Le modifiche agli Statuti regionali non possono essere considerate semplici atti di maggioranza. Sono interventi sull’architettura istituzionale e, proprio per questo, la Costituzione prevede strumenti di garanzia, tra cui il referendum confermativo quando ne ricorrono i presupposti.








