Dopo l'intervento dell'Ufficio centrale regionale, il Comitato promotore rivendica il merito legale dell'iniziativa e chiarisce: "La battaglia è nata dal nostro rigore legale, non dai selfie dell'opposizione"

La recente pronuncia dell’Ufficio centrale regionale per il Referendum segna un punto di svolta decisivo nella vicenda legata all’istituzione della figura dei sottosegretari in Calabria. Per il Comitato promotore, questa decisione non rappresenta solo una vittoria procedurale, ma un vero e proprio ripristino della legalità costituzionale, capace di bloccare quello che viene definito un “colpo di mano” finalizzato alla creazione di nuove poltrone. L’intervento della magistratura ha infatti posto un freno a un’operazione che il Comitato bolla come istituzionalmente imbarazzante.

Una battaglia nata lontano dai riflettori

Il Comitato tiene a precisare la genesi della propria azione, rivendicando la primogenitura dell’iniziativa. Il percorso ha avuto inizio il 30 marzo 2026, con il deposito formale dell’istanza presso il protocollo della Regione Calabria. A fronte del silenzio prolungato del Presidente Occhiuto e della maggioranza, il Comitato ha agito in solitudine, ricorrendo al TAR con due specifici ricorsi (n. 785/2026 e 815/2026) per contestare la legittimità della norma. Una strategia legale netta, contrapposta alle iniziative delle opposizioni, criticate dal Comitato per la confusione dimostrata nell’utilizzo degli strumenti di garanzia democratica.