L’ipotesi più quotata nel centrodestra dopo la pronuncia della Corte d’Appello che ha ammesso il referendum sui sottosegretari in Calabria è un passo indietro sulla norma
Con i sottosegretari il centrodestra calabrese si è infilato alla fine in un bel pasticcio. Non tanto per l’introduzione in sé – sulla cui opportunità o meno si può ragionare – quanto per il percorso normativo ideato e messo a terra. Il tentativo di blindarne l’istituzione – limitando il ricorso al referendum popolare ed escludendolo per le modifiche parziali, meramente organizzative o d’attuazione di nuove norme nazionali – è passato prima dai correttivi richiesti dallo stesso Governo e ora è stato annullato dalla pronuncia dell’ufficio centrale della Corte d’Appello, che ha ribaltato la decisione del segretario generale del Consiglio regionale. Oggi, quindi, Palazzo Campanella si trova nella condizione di dover riaprire l’iter di approvazione di una legge statutaria, che non solo è in vigore ma che è stata anche attuata perché il presidente Occhiuto un sottosegretario – Ettore Figliolia – lo ha già nominato.
LA PRONUNCIA DELL’UFFICIO CENTRALE DELLA CORTE D’APPELLO
I magistrati della Corte d’Appello, accogliendo il ricorso delle opposizioni in Consiglio regionale, nella loro ordinanza dicono due cose.












