Il polverone politico sollevato dalla Corte d’Appello di Catanzaro scuote i palazzi del potere regionale. Dopo il semaforo verde al referendum contro la reintroduzione dei sottosegretari, Pasquale Tridico passa al contrattacco, mettendo il governatore Roberto Occhiuto di fronte a una scelta definitiva: fare dietrofront o consegnare la decisione finale al voto popolare.
“Hanno vinto i calabresi. Ha vinto la Calabria che conosce la fatica e i sacrifici e non vuole più vedere sprecati i propri soldi.Lo avevamo detto in ogni sede utile, dentro e fuori dal Consiglio regionale: modificare lo Statuto per aggiungere due sottosegretari alla Presidenza della Giunta non era la priorità di questa regione. Non lo era quando la maggioranza ha riscritto le regole del referendum sullo Statuto per escludere dalla consultazione popolare le revisioni definite “organizzative”, una scappatoia disegnata su misura, con le proprie regole, per la propria riforma. Non lo è oggi, con la sanità che arretra, le infrastrutture ferme e i giovani che continuano a fare le valigie” apre così le sue dichiarazioni l’ex candidato alla presidenza della Regione, Pasquale Tridico.
La risposta giudiziaria alla maggioranza
“Occhiuto non ci ha ascoltato. È andato avanti con arroganza, fino a far rigettare dal segretario generale del Consiglio regionale, di sua nomina, la nostra richiesta di referendum, lo scorso 28 aprile. Non ci siamo arresi. Abbiamo presentato ricorso, e ieri l’Ufficio centrale regionale per il referendum, istituito presso la Corte d’Appello di Catanzaro, ci ha dato completamente ragione: il referendum sull’abrogazione dei sottosegretari si può e si deve fare”.








