Dopo il pronunciamento dell'Ufficio centrale regionale, i promotori rivendicano la paternità dell'iniziativa: "Ricorsi al Tar, esposti in Procura e alla Corte dei Conti mentre le opposizioni inseguivano soluzioni giuridicamente impraticabili"
A seguito del pronunciamento dell’Ufficio centrale regionale per il Referendum e del caotico teatrino politico scatenatosi in queste ore sulle pagine della stampa calabrese, il Comitato Promotore sente il dovere di ristabilire la verità storica e l’esatta cronologia dei fatti, a beneficio di chi oggi cerca una tardiva visibilità mediatica: “Questa battaglia di civiltà non è nata al caldo delle aule consiliari, né nelle conferenze stampa della politica dell’immagine. Nasce sulla strada, il 30 marzo 2026, quando abbiamo depositato al protocollo l’istanza di questo Comitato (Prot. N. 0008974 del 30/03/2026), attivando le procedure referendarie contro l’ennesimo scandalo dei sottosegretari. Da quel momento, davanti a un silenzio ostruzionistico della burocrazia, abbiamo inviato plurime e formali diffide per esigere la pubblicazione dell’atto sul BURC: un avviso che rappresentava un preciso dovere d’ufficio, totalmente privo di discrezionalità amministrativa”.













