Mi mancano le lunghe ininterrotte dormite che facevo quando ero poco più che ventenne.
Il record fu quella volta a fine estate, di ritorno da un viaggio avventuroso per l’Europa fra treni, pullman e autostop: mi infilai nel mio letto alle dieci del mattino e mi risvegliai alle quattordici del giorno seguente.
Era la stagione in cui ero vorace, nel senso migliore del termine, mi guidava il desiderio di godermi appieno la vita, ero curioso e disponibile, pronto a cogliere le mie occasioni.
Evidente che il mio corpo sapesse della necessità di ricaricarsi, perciò mi induceva il sonno profondo.
E pensare che oggi sei ore consecutive mi fanno quasi esultare, la veglia incombe più della sveglia.








