Diciotto anni. Tanto è durata l’attesa, la polemica, la resistenza al muro di gomma di una direttiva europea che, volenti o nolenti, dal 2027 diventerà la nuova realtà delle nostre spiagge. Le aste per le concessioni balneari sono finalmente al dunque, e se da un lato è legittimo interrogarsi su quanto questo strumento tuteli davvero la peculiarità italiana del "bagno" – quel modello che ha fatto la fortuna turistica di Romagna, Marche e Toscana – dall'altro è doveroso guardarsi allo specchio.

Perché in questo lungo "mare" di polemiche, abbiamo forse smarrito la misura. Il marketing attorno alla vacanza è esploso, trasformando l’ombrellone in un prodotto di lusso e gonfiando listini che, in certe località, hanno raggiunto cifre stratosferiche. Quando spendere 50 euro per un ombrellone e finire col sborsarne 150 a fine giornata diventa la norma (per due persone), forse abbiamo perso il contatto con la realtà.

A riportarci coi piedi nella sabbia ci pensa Guerrino, 87 anni e una vita passata tra i lettini di Riccione. Lui, che quel mestiere lo fa da oltre mezzo secolo, continua a chiedere 4 euro per un lettino e 8 per l’ombrellone anche in piena stagione. «Non posso far pagare di più per un po’ d’ombra», dice con la semplicità di chi sa cosa significa essere un bagnino. E poi aggiunge, con la saggezza dei suoi anni: «So che con le aste rischio di sparire, però non mi sembra serio far pagare cifre folli».