HomeEconomiaIl rebus delle spiagge libere: gli ambientalisti puntano al 50%. Le incognite sicurezza e serviziLe concessioni scadono nel 2027, i balneari difendono il sistema attuale. Il modello spagnolo: le strutture non possono occupare più della metà dell’arenileUna spiaggia liberaRicevi le notizie di Quotidiano Nazionale su GoogleSeguiciRoma, 14 agosto 2026 – Il dibattito sul futuro del litorale italiano attraversa una fase decisiva. Con il quadro delineato dal decreto Salva-infrazioni, che fissa al 2027 il termine per le attuali concessioni balneari, il tema dell’assetto delle spiagge torna al centro dell’agenda politica ed economica. Al cuore della discussione si incrociano due esigenze fondamentali: da un lato, la tutela di un modello d’impresa turistica consolidato; dall’altro, la garanzia della fruizione pubblica della costa. A dare la misura della diffusione degli stabilimenti è anche il confronto europeo. Secondo MappaturaSpiagge.it, che elabora i dati OpenStreetMap, in Italia si contano 4.577 stabilimenti balneari a fronte di 5.646 spiagge censite: un rapporto dell’81%. Molto più basso il dato negli altri Paesi mediterranei: 15% in Grecia, 5% in Portogallo e Croazia, 2% in Spagna. L’indice misura però il numero di stabilimenti rispetto alle spiagge censite, non la quota di arenile effettivamente occupata dalle concessioni. Una spiaggia libera
Il rebus delle spiagge libere: gli ambientalisti puntano al 50%. Le incognite sicurezza e servizi
Le concessioni scadono nel 2027, i balneari difendono il sistema attuale. Il modello spagnolo: le strutture non possono occupare più della metà dell’arenile







