Figurarsi se bastava una sentenza a sezioni unite della Corte di cassazione per fermare la lobby balneare. Il verdetto del tribunale di terzo grado numero 14568 dello scorso maggio doveva mettere la parola fine a una vicenda che opponeva l’Italia alla direttiva Bolkestein dell’Unione europea. L’olandese Fritz Bolkestein ha lasciato questo mondo poco più di un anno fa, prima di vedere applicata la sua normativa che impone le gare e una durata limitata nel tempo per le concessioni dei lidi e di altre proprietà statali contro una pratica di affidamenti eterni, con canoni d’affitto estremamente convenienti se non ridicoli, spesso a famiglie appoggiate politicamente a 180 gradi nell’emiciclo parlamentare.I molti concessionari del vecchio sistema potranno ancora sfruttare questa stagione e la prossima. Poi, gare per tutti. Ma gare aggiustate. Dopo anni di rinvii e premure bipartisan, i balneari hanno trovato il loro salvatore in Matteo Salvini. Può sembrare strano ma spetta al Ministero delle infrastrutture la competenza sugli stabilimenti balneari molti dei quali, in effetti, hanno arredato i terreni demaniali di manufatti in acciaio e cemento meglio di tante concessionarie autostradali. Il Mit, come si è appreso dal sito Mondobalneare, ha in gestazione una bozza che, allo stato, prevede un vantaggio di partenza nel punteggio della gara per i concessionari uscenti e, in caso di sconfitta, un indennizzo che i subentranti dovranno versare agli uscenti.Stando così le cose, ci sono le premesse perché l’uomo del Papeete, lido di Milano Marittima gestito dall’ex europarlamentare leghista Massimo Casanova e scelto dal vicepremier per annunciare la crisi di governo del Conte I nell’agosto 2019, riesca a procurare all’Italia una nuova procedura di infrazione dopo che l’Ue ha già respinto l’elusione delle gare basata sull’ipotesi che le spiagge italiane siano un bene scarso, dunque non soggetto alle leggi generali.Per un breve riepilogo sulla grande battaglia dei lidi, la sentenza del Consiglio di Stato numero 17 del 9 novembre 2021 aveva già messo una parola definitiva sul dovere di adeguarsi ai dettami della commissione europea sulla concorrenza cancellando la proroga fino al 2033 votata dal governo gialloverde. Da lì sono partiti, in ordine scarso, innumerevoli ricorsi ai Tar di amministrazioni comunali dove la lobby dell’ombrellone fa sentire il suo peso nell’economia della comunità eleggendo consiglieri, assessori e sindaci, oltre ai parlamentari spediti a Roma o a Strasburgo. In senso inverso, è stata l’Autorità sulla concorrenza (Agcm) a ricorrere con esito vincente contro chi non si adeguava.La battaglia ha coinvolto, fra gli altri, Pietra Ligure, Sarzana, Laigueglia, Grosseto, Camaiore, Viareggio, Marina di Pietrasanta che fino a quattro mesi fa poteva vantare Daniela Santanchè come ministro del turismo. Le lentissime dimissioni dall’esecutivo dovute ai processi per bancarotta tuttora in corso (Visibilia, Ki group, Bioera) e la cessione del Twiga a Leonardo Maria Del Vecchio non hanno fermato l’ex senatrice di Fdi che sabato 30 maggio ha inaugurato a Pietrasanta il suo nuovo stabilimento Tala beach griffato Ferragamo con il compagno Dimitri Kuntz e la comunicazione affidata a Philia del viareggino Giovanni Toti, ex presidente della Liguria. Il costo dell’abbonamento annuale si aggira sui 12 mila euro. Più che abbastanza per tenere alla larga i pezzenti evocati da un gestore di Bacoli sul litorale flegreo dove il sindaco Josi Della Ragione, 39 anni, ha costruito parte della sua popolarità promettendo di aumentare oltre l’80 per cento la quota di spiagge libere rispetto all’attuale 70 per cento. Poco più a sud, a Vico Equense nella penisola sorrentina, l’accesso al mare è riservato a chi affitta nei lidi.Dopo vent’anni di braccio di ferro con l’Europa – la direttiva Bolkestein è del 2006 -, gran parte del turismo balneare rimane un’attività con scarso rendimento per lo Stato, sia per l’irrilevanza dei canoni d’affitto direttamente legata alle gare che non si sono fatte per decenni, sia per l’attitudine a nascondere sotto la sabbia dell’evasione il grosso dei ricavi dei lidi.Per il capitolo canoni, fino al 2020 il Dolphin di Liscia Ruja, meravigliosa spiaggia a nord di Olbia, pagava 365 euro all’anno. Borgo Egnazia a Fasano in Puglia, spiaggia con resort frequentata da Giorgia Meloni e sede del G7 numero 50 a giugno 2024, versa poche migliaia di euro. Intanto, i ricavi della holding Eit (Egnathia iniziative turistiche) sono più che raddoppiati da 33 milioni di euro nel 2021 a 77 milioni di euro l’anno scorso. L’utile netto è stato di 9,7 milioni contro quasi 2 milioni di perdita nel 2021.Nell’insieme l’incasso 2026 dell’Erario dalle circa undicimila concessioni rimarrà al di sotto dei 100 milioni di euro, in linea con gli ultimi tre anni. I mancati pagamenti sono nell’ordine del 20 per cento. Per il capitolo ricavi in odore di evasione, il 58 per cento dei balneari tira a campare con un reddito annuo di 15 mila euro, secondo l’Indice sintetico di affidabilità (Isa) dell’Agenzia delle entrate. Una stima fatta dal ministero del turismo, ai tempi guidato da Santanchè, valutava la spesa generale in spiaggia in 22 miliardi di euro l’anno.Poche settimane dopo che Andrea De Gennaro, comandante generale della Guardia di finanza, ha denunciato un sommerso complessivo di 200 miliardi di euro, pari a dieci punti di pil, il governo in affanno di cassa per la fine del Pnrr ha mobilitato, oltre alla stessa Finanza sulle questioni fiscali, l’ispettorato dell’Inps presieduto da Gabriele Fava per intervenire sul lavoro nero o irregolare. Negli ultimi giorni ci sono stati controlli con esito positivo a Marina di Camerota, a Civitavecchia, sul litorale pisano, nel brindisino e in Calabria. Altri seguiranno durante tutta l’estate.Gli imprenditori, da parte loro, denunciano la scarsa disponibilità di personale a cominciare dall’emergenza bagnini, denunciata da Marco Maurelli. Il presidente di Federbalneari ha dichiarato che in Italia mancano 20 mila assistenti ai bagnanti su circa 8 mila chilometri di litorali dopo che due persone sono annegate il 13 luglio nel giro di ventiquattr’ore a Sabaudia, la spiaggia di Francesco Totti e del neopresidente della Federcalcio Giovanni Malagò, già travolta dalle polemiche per avere perso la bandiera blu conferita ogni anno dalla Fee (Foundation for environmental education).Un’altra costante dell’estate in spiaggia fin dai tempi di “A me mi piace il mare” (Cochi-Renato-Jannacci, 1973) è l’aumento dei prezzi. Secondo un’indagine di Altroconsumo pubblicata a fine maggio su un campione di 222 stabilimenti in dieci località italiane, i prezzi sono saliti in media del 6 per cento rispetto al 2025 e del 24 per cento negli ultimi cinque anni, con rincari fra il 2025 e il 2026 che arrivano fino al 16 per cento. La ligure Alassio e le siciliane Taormina e Giardini Naxos guidano la classifica del caro-sdraio.Contrariamente a quanto dicono le dichiarazioni dei redditi, l’impresa balneare suscita forte interesse. A Venezia, grazie alla legge regionale numero 33 del 2002, i concessionari uscenti hanno chiesto il rinnovo partendo avvantaggiati ancora prima che arrivi una direttiva unificata del governo nazionale. Inevitabilmente, ci sono già stati ricorsi ai tribunali amministrativi di chi vorrebbe competere ad armi pari. Non sempre si tratta di imprenditori privati. Nella zona adriatica alcuni dei maggiori operatori sono a controllo pubblico come Venezia Spiagge o come la Grado impianti turistici (Git) che ha riconquistato per quindici anni la concessione della spiaggia goriziana.Che cosa significhi mettere a gara i lidi per i comuni che riscuotono i canoni lo dimostra il caso Napoli. Nella zona di Posillipo, il lido delle Monache e la spiaggia di palazzo Donn’Anna, incorniciata da una delle più note icone architettoniche partenopee, sono stati messi a bando in tre lotti su una base d’asta di 3525 euro. Due lidi sono andati ai concessionari precedenti (Bagno Elena e Bagno Ideal) ma con prezzi decisamente diversi. Il lotto A è stato aggiudicato per 67 mila euro, il B per 53 mila euro. Il C del Lido delle Monache è passato di mano per 127 mila euro (190 mila con le accise regionali) alla Romeo Gestioni di Alfredo Romeo, immobiliarista e proprietario dell’Unità, storica testata del Pci che dovrebbe andare in affitto con diritto di acquisto al Pd di Elly Schlein. Per i bagnanti di Posillipo le spiagge saranno un punto di affaccio privilegiato sulle regate dell’America’s Cup che si svolgerà nel Golfo di Napoli il prossimo settembre e a luglio 2027 e la durata della concessione è biennale, un tempo breve rispetto agli affitti multigenerazionali di molti imprenditori del settore.Nonostante la resistenza tenace della lobby, sono sempre di più le amministrazioni che hanno bandito le gare, per giocare d’anticipo sull’ultimissimo degli ultimatum fissato al 30 giugno 2027 con possibilità di conservare la concessione fino al 30 settembre 2027.Ma il timore che arrivino gli orchi stranieri a rastrellare le concessioni è uno spauracchio senza fondamento in un paese che, peraltro, ha ceduto pezzo dopo pezzo la gran parte delle sue roccaforti industriali. Le spiagge italiane non sono un bene scarso e non c’è bisogno di invocare la protezione dell’Antitrust dai cartelli venuti dall’estero. A Finale Ligure, nel savonese, i 39 lidi dell’arenile sono stati messi a gara dal Comune con l’avvertenza che nessuno potrà ottenere più di un lotto. A chiusura di bando ci sono state 57 candidature che muoveranno verso l’alto l’incasso dei canoni che, nelle proiezioni di incasso del 2026, subiranno il condizionamento del ciclone Harry.Fra le tre regioni colpite, la Sicilia presieduta dal forzista Renato Schifani, con 1200 spiagge su 1600 chilometri di costa, aveva già il diritto di gestire e incassare i canoni al di fuori dell’Agenzia del Demanio per circa 3 mila concessioni balneari. Questi canoni sono stati cancellati per la stagione in corso a causa del ciclone che, durante la terza settimana di gennaio, ha investito la costa ionica dell’Isola, la parte meridionale della Calabria e la Sardegna. Dopo avere nicchiato a lungo, anche per le risse continue all’interno del centrodestra siciliano, il governo ha concesso sovvenzioni per 100 milioni di euro da dividere in parti uguali con le altre due regioni danneggiate dal maltempo.Il palermitano Schifani ha inoltre stanziato 558 milioni di euro in un fondo per le emergenze legato agli eventi calamitosi lo scorso inverno mentre era in pieno corso la telenovela della società Italo-Belga, titolare di 33 mila metri quadrati complessivi di concessione nella spiaggia cittadina di Mondello.Dopo un’infinità di ricorsi incrociati, la società sospettata di infiltrazioni mafiose da parte del clan Genova di Resuttana ha riconquistato la concessione fino al 30 settembre grazie al Cga, il consiglio di giustizia amministrativa che in base allo statuto autonomico sostituisce il Consiglio di Stato negli appelli al Tar. L’istanza di revoca era stata presentata dall’Avvocatura dello Stato su richiesta dell’assessorato regionale ed è stata respinta dal presidente del Cga, Ermanno De Francisco.La stagione estiva di Mondello è ripartita ma non è detta l’ultima parola. A metà luglio il movimento Controcorrente del deputato regionale Ismaele La Vardera ha annunciato un ricorso alla Cedu, la corte europea dei diritti dell’uomo, per liberalizzare la spiaggia contro i rinnovi automatici.Come se non bastasse la vicenda dell’Italo-Belga, a Mondello si è avuto il caso del boss scarcerato Calogero Lo Piccolo, considerato dagli investigatori una figura apicale di Cosa Nostra. Lo Piccolo aveva trovato lavoro come volontario in un’associazione di nuoto paralimpico convenzionata con il lido Ombelico del mondo. Alessandro Cilano, il proprietario che aveva denunciato la presenza di bottiglie incendiarie davanti al suo stabilimento nella vicina Isola delle Femmine, ha dichiarato Lo Piccolo persona non grata appena ha appreso la notizia dalla stampa.Le ingerenze della criminalità organizzata sul turismo balneare siciliano si sono fatte sentire anche a Sferracavallo, spiaggia palermitana fra Mondello e Isola delle Femmine. Dopo una sparatoria per strada nel settembre 2025, gli uomini del racket hanno tirato una raffica di kalashnikov contro il ristorante “Il brigantino”, la sera del 25 aprile.Dalla Sicilia al Lazio le infiltrazioni del crimine hanno a lungo dominato gli assetti del litorale. La pietra dello scandalo è il lido di Ostia, una delle municipalità di Roma capitale. Muri abusivi per chiudere l’accesso libero al mare, minacce, attentati hanno portato allo scioglimento per mafia undici anni fa dopo una relazione dell’allora prefetto Franco Gabrielli. La gestione commissariale è stata affidata al magistrato Alfonso Sabella.Il 16 giugno la giunta di Roberto Gualtieri, che non disdegna le passeggiate in spiaggia per confrontarsi con i cittadini, ha varato il Pua (piano di utilizzazione degli arenili) sugli 11 chilometri di competenza del Comune su circa 17 totali. Il piano prevede un 57 per cento di spiaggia libera, una quota superiore alla minima del 50 per cento prevista dalla legge regionale.L’intervento riguarda anche la zona a sud di Ostia Lido, i cosiddetti cancelli di Castel Porziano e Capocotta dove alcune insegne storiche come Er Zagaia sono state demolite l’anno scorso e sostituite dai nuovi concessionari.L’altro fenomeno che prende piede di fronte a un overtourism sempre più inarrestabile è quello delle spiagge a numero chiuso con ticket, sul modello adottato per i visitatori a Venezia. Jesolo e Bibione, che sono i giganti del turismo da spiaggia in Veneto, hanno adottato limitazioni. A Jesolo sono stati tolti 8 mila ombrelloni per dare respiro ai paganti. I lettini per single sono stati introdotti sul litorale di Bibione, un’ora di macchina a est di Jesolo dove 411 mila mq di arenile sono gestiti dalla public company locale Bibione spiaggia, la più grande concessionaria balneare d’Europa con 12 milioni di euro di fatturato nel 2025.A Tuerredda, a ovest di Cagliari verso Capo Teulada, scatta il divieto di accesso oltre le 1100 presenze, con una tassa di ingresso di 3 euro. Succede anche alla Pelosa di Stintino, famosa spiaggia del sassarese con un limite di accessi fissato a 1500 persone. Alla Baia del Silenzio di Sestri Levante (Genova) si entra in 450. C’è la sensazione che succederà sempre di più. Ricchi o pezzenti, l’eccesso di turisti al mare o in città è una calamità innaturale.