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11 AGOSTO 2025

Ultimo aggiornamento: 8:19

Mentre i balneari lamentano una stagione turistica fiacca e tornano a implorare “difesa” dai “tecnocrati di Bruxelles”, il capitolo della messa a gara della concessioni resta uno dei dossier più intricati e irrisolti per il governo. A quasi un anno dall’approvazione della legge Meloni–Fitto, invisa alla categoria che storicamente è stata bacino elettorale del centrodestra, la messa a gara delle spiagge italiane che va conclusa entro il settembre 2027 avanza a passo di lumaca: pochissimi Comuni hanno pubblicato i bandi. Mentre l’Unione europea ha ribadito il no agli indennizzi per i gestori uscenti e il rischio che il contenzioso sfoci in una multa da decine di milioni di euro resta altissimo.

La norma varata per mettere fine a un ventennio di proroghe automatiche ed evitare il deferimento alla Corte di giustizia europea è stata approvata in Consiglio dei ministri lo scorso settembre e convertita in legge a novembre. L’obiettivo dichiarato era chiudere la procedura di infrazione avviata da Bruxelles e dare certezza a un settore in bilico da anni, ma le scelte dei partiti che in passato erano saliti sulle barricate contro la direttiva Bolkestein garantendo di non volerla applicare hanno deluso e scontentato i balneari. Il punto più contestato è quello degli indennizzi a carico del gestore entrante: le prime bozze prevedevano che fossero calcolati sull’intero valore aziendale, come stabiliva la legge concorrenza del governo Draghi, ma il punto di caduta è stato di parametrarli ai soli investimenti non ammortizzati degli ultimi cinque anni. Con l’aggiunta di un’”equa remunerazione” di tutti gli investimenti fatti da determinare con un decreto ministeriale.