Al di là di come la si pensi sulle spiagge libere e sulle spiagge a pagamento, gli stabilimenti balneari deserti in pieno agosto, quelle distese di ombrelloni chiusi e di sdraio vuote sono la fotografia di un inequivocabile fallimento. Hanno fallito gli imprenditori del mare a pagamento convinti di potersi arricchire alzando i prezzi, spesso scriteriatamente. E hanno fallito i governi che da decenni proteggono, privilegiano, persino coccolano questi imprenditori. Governi che hanno consentito a chi fa business sulle spiagge di pagare canoni bassissimi e di imporre ai clienti tariffe altissime.

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Il risultato? Le spiagge sono andate in lockdown, sono deserte come ai tempi del Covid, solo che la pandemia stavolta ha a che fare con il virus dell’arricchimento sulla pelle delle famiglie. Ma le famiglie, piuttosto che indebitarsi, hanno preferito disertare gli stabilimenti. E così, passeggiando per le spiagge attrezzate non è raro contare più bagnini che bagnanti. Il mare questa estate è stato negato - per colpa del numero irrisorio di spiagge pubbliche e per i costi spropositati delle spiagge private - soprattutto alle famiglie alle quali gli attuali governi (nazionale e regionale) dicono prioritariamente di rivolgersi.