Dopo la proposta di Bernie Sanders di destinare il 50% del capitale dei laboratori Ai a un fondo sovrano, e l’apertura di Donald Trump, arriva la replica di Michael Bloomberg. Secondo l’ex sindaco di New York questa misura sarebbe molto negativa, poiché comprometterebbe concorrenza, innovazione e libertà di espressione

L’ipotesi che il governo federale statunitense possa acquisire quote di proprietà nelle principali aziende di intelligenza artificiale sta alimentando un acceso dibattito a Washington. Ma questa prospettiva rischierebbe di compromettere la concorrenza, l’innovazione e perfino la libertà di espressione, nonostante venga presentata come uno strumento per redistribuire i benefici economici dell’AI ai cittadini americani. Andando così ad inficiare alcuni die principi alla base del funzionamento della società statunitense. Questa la visione espressa da Michael “Mike” Bloomberg, fondatore di Bloomberg Lp, ex sindaco di New York e candidato alle primarie democratiche per le presidenziali del 2020, in un suo op-ed pubblicato proprio dalla testata di sua proprietà.

Le dichiarazioni dell’esponente democratico si inseriscono nel dibattito apertosi dopo che il senatore indipendente del Vermont Bernie Sanders aveva proposto di obbligare i grandi laboratori di IA a destinare il 50% del proprio capitale a un fondo sovrano statunitense, necessario per ridistribuire tra la popolazione i profitti portati propria dalla rivoluzione tecnologica. Anche il presidente Donald Trump si è detto favorevole all’idea di una partecipazione pubblica nelle aziende del settore, definendola “una cosa bellissima” perché consentirebbe agli americani di condividere i benefici economici del successo dell’intelligenza artificiale.