Ora che hanno convinto il mondo dell’importanza dell’intelligenza artificiale generativa nelle nostre vite, le aziende che la producono affrontano un ostacolo più tortuoso della conquista di nuove quote di mercato: la regolamentazione. Il Congresso americano è incapace di approvare una legge federale, diviso tra chi teme che regole severe rallentino l’innovazione e chi vuole impedire a Washington di cancellare le norme già approvate dai singoli Stati. In questo limbo OpenAI e Anthropic stanno cercando di imporre due modelli opposti. La società di Sam Altman vuole uno standard valido in tutto il paese. Quella guidata da Dario Amodei vuole invece che i singoli Stati approvino norme via via più severe, facendo di ogni nuova legge un punto di partenza per la successiva.

Questo scontro è stato descritto bene da Politico in un approfondimento sulla strategia che OpenAI definisce «reverse federalism». L’espressione descrive un percorso inverso rispetto a quello più consueto negli Stati Uniti. Invece di attendere che Washington stabilisca una cornice nazionale da applicare localmente, OpenAI vuole convincere gli Stati ad adottare regole simili tra loro. La convergenza produrrebbe dal basso uno standard quasi federale, riducendo nel frattempo il rischio che l’azienda debba rispettare cinquanta sistemi incompatibili.