Si chiama “Hostaria Koinè”, nome fortemente evocativo di un incontro di lingue e culture, ed è il primo ristorante in Italia aperto dentro un Centro di Accoglienza Straordinaria e portato avanti proprio dagli ospiti. Siamo agli Altipiani di Arcinazzo, un pianoro di rara bellezza non a caso chiamato “la Svizzera italiana”, a cavallo tra le province di Roma e Frosinone, dove il Centro di accoglienza “Traiano Imperatore”, dal nome del vecchio hotel di cui ha preso il posto, accoglie un centinaio di ospiti: ucraini (il Cas è nato nel 2022 proprio dopo lo scoppio della guerra), ma nel tempo anche bengalesi, dell’Africa sub-sahariana e del Maghreb. Soprattutto ragazzi e uomini, ma anche donne sole con bambini.L’idea è venuta ad Alessandro Marsili, uno dei gestori, di una famiglia di lunga tradizione nella ristorazione romana, e subito accolta dalla direttrice Angela Ferri, dall’altro gestore Marco Macis e da Barbara De Simone, torinese trapiantata a Fiuggi da 31 anni, insegnante di Italiano nel Centro e che ci illustra l’iniziativa: «Qui accanto c’era un altro ristorante e, quando i gestori lo hanno lasciato, Marsili ha detto subito: ma perché non lo prendiamo noi, così diamo un altro futuro a questi ragazzi? Qui adesso arrivano soprattutto dopo essere sbarcati a Lampedusa e “smistati” dalle Prefetture. Da noi vengono seguiti passo passo, dalle pratiche burocratiche in Questura al permesso di soggiorno. Quando hanno il pre-permesso, possono già lavorare. E in effetti molti di loro ci vengono richiesti dai ristoranti della vicina Fiuggi o per la raccolta dell’uva ad Affile. E ci sono diverse belle storie di integrazione, come quella di una ragazza che venne chiamata per fare la lavapiatti nei fine settimana e poi è stata assunta a tempo indeterminato e ora ha una casa tutta sua. Gli ospiti sono un centinaio, c’è chi va via dopo un po’ perché trova lavoro e qualcuno che invece sta qui da tre anni. Certo, non è tutto rose e fuori, perché ci sono etnie diverse, con diverse mentalità, ma qui i gestori capiscono che l’importante è seguirli, farlo con il cuore». Senza dimenticare l’incontro interreligioso (come sottolineato dal parroco, don Pierluigi Nardi, quando ha benedetto i locali, alla presenza soprattutto di ospiti musulmani) e l’inclusione e l’integrazione con la comunità locale.«Vogliamo offrire qualcosa in più a questi ragazzi – aggiunge De Simone – ma anche smantellare certi pregiudizi: quando la notizia dell’apertura (l’11 luglio scorso, ndr) ha iniziato a circolare, subito si sono scatenati i soliti “leoni da tastiera” con tante critiche. Senza sapere che i nostri ospiti spesso arrivano da Paesi in guerra, hanno subito violenze di ogni genere e chiedono di essere aiutati, seguiti, e vengono subito da me per imparare l’italiano. Pregiudizi duri a morire, tipo quelli dei pasti buttati: ma noi qui abbiamo due cuochi fissi che lavorano per loro». Gli stessi che ora stanno già dando una grande mano all’Hostaria Koinè, ovvero Roger Bangoura Alain e Luciano Celletti. Sempre in cucina, ma ovviamente anche ai tavoli, dal venerdì alla domenica (almeno per ora e solo su prenotazione), ci saranno proprio gli ospiti del Centro: «A turnazione, faremo lavorare tutti quelli che si sono detti disponibili e che già non hanno un lavoro. Potremmo ospitare fino a 150 avventori, ma per adesso partiamo con 25 coperti e poi vedremo. “Sciuùè sciuè”, come dicono i nostri ragazzi arabi, cioè piano piano» conclude Barbara De Simone, che invece deve correre al telefono, perché ci sono le prime prenotazioni in arrivo.
Il ristorante apre in un Centro di accoglienza migranti: l'esperimento degli Altipiani di Arcinazzo
Una "Hostaria" aperta al pubblico e portata avanti dagli ospiti del Cas, un centinaio tra ucraini, bengalesi e africani, a cavallo tra le province di Roma e Frosinone







