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Lunedì mattina la procura di Bologna ha fatto sapere di aver avviato un’inchiesta sulla morte dell’uomo di origini marocchine Abderrahim Fakir, avvenuta domenica mentre due agenti di polizia lo stavano immobilizzando a terra. La procura ha anche detto che gli agenti non sono indagati, almeno non nell’accezione con cui lo si intende solitamente. È una scelta che può apparire inconsueta per un caso come questo, e in effetti è una novità, che dipende da una nuova norma introdotta dal governo lo scorso febbraio con un “decreto sicurezza”.

La norma ha modificato il codice di procedura penale nella parte in cui descrive come deve avvenire l’iscrizione delle persone come indagate. Normalmente il pubblico ministero (pm), cioè colui che svolge le indagini, scrive in un apposito registro le notizie di reato, cioè i fatti potenzialmente illeciti di cui viene a conoscenza. Poi nel fascicolo relativo a ogni notizia di reato indica i nomi degli eventuali indagati, non appena ci sono indizi a loro carico. Con la nuova norma può decidere di iscrivere le persone che hanno compiuto un fatto su cui si sta indagando in un altro registro, detto «annotazione preliminare».

In base al decreto, il pm lo può fare quando «appare evidente» che il fatto è stato compiuto in presenza di una «causa di giustificazione». Sono situazioni in presenza delle quali un reato non viene considerato illecito e quindi non viene punito, e sono quattro: la legittima difesa, l’uso legittimo delle armi, lo stato di necessità e l’esercizio di un diritto, o l’adempimento di un dovere imposto da una norma giuridica o da un ordine legittimo della pubblica autorità.