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Aldo Grasso

Dall'introduzione dei calci di rigore alla Var, lunga è la teoria di «imposizioni»

Ci mancavano solo l’half time show come al Superbowl (mezz’ora di intervallo) e l’hydration break (partite di quattro tempi) per sancire un’ulteriore conquista della tv ai danni del calcio. È una legge implacabile: tutto ciò di cui si impossessa la tv tende ad adattarlo ai suoi canoni e ai suoi tempi. La tv non si è limitata a raccontare il calcio: lo ha riscritto.

Il primo grande cambiamento arrivò ai Mondiali del 1970. Fino ad allora i palloni erano di cuoio, marroni, quasi invisibili nelle trasmissioni in bianco e nero. Adidas inventò il Telstar, il pallone con dodici pentagoni neri e venti esagoni bianchi, pensato per risaltare sullo schermo. Anche le maglie cambiarono per lo stesso motivo. Le squadre impararono a scegliere divise che garantissero il massimo contrasto, evitando che il bianco e nero trasformasse ventidue giocatori in una macchia indistinta. La riconoscibilità televisiva divenne un criterio quasi importante quanto la tradizione. La tv modificò perfino il regolamento.