Il calcio si ferma per bere, ma la polemica corre veloce. Ai Mondiali scoppia il caso del cooling break, la pausa concessa a metà dei due tempi per permettere ai giocatori di reidratarsi nelle partite disputate con temperature elevate. Una misura nata per tutelare la salute degli atleti ma che, in questo caso, di fronte e temperature mai così davvero elevate (20-23 gradi), fa apparire l'immagine della Coppa del Mondo totalmente prona e sottomessa alle logiche economiche. “L’hydration break” o cooling break, “ai Mondiali è fatto solo per tv e i loro sponsor”, ha tuonato Jürgen Klopp. Il riferimento dell’ex tecnico di Borussia Dortmund e Liverpool è alla sosta che la Fifa concede a metà del primo e del secondo, nonostante le temperature non siano per niente affatto soffocanti. Durante i tre minuti di stop, la tv infatti riesce a trasmettere lo spot di cinque diversi sponsor.

La motivazione ufficiale è evitare “colpi di calore” agli atleti, ma non tutti sono convinti sia vero: anzi. “Sono fatti solo per le tv e i loro sponsor”, ribadisce Klopp. La questione, dunque, va oltre l’aspetto sanitario. Dietro la polemica si nasconde una riflessione più ampia sul futuro del calcio. “Quando vedo i giocatori restare fermi durante una pausa per il caldo mentre i tempi televisivi dettano il ritmo della partita non posso fare a meno di chiedermi: a chi serve davvero il Mondiale? Ai tifosi? Ai giocatori? O agli inserzionisti?”, sottolinea l’ex tecnico del Liverpool. E aggiunge: “Il calcio è preso in ostaggio da dirigenti seduti in uffici climatizzati. Una partita dovrebbe scorrere come un fiume. Invece costruiamo dighe per permettere il passaggio della pubblicità. È pericoloso per lo spirito del gioco".