Amo il calcio perché – oltre a essere un’ottima scusa per bere in compagnia – tende a svelare i pensieri dei cuori di chi lo commenta, ed emette sentenze definitive quando ancora le prove a carico sono molto parziali. Non sto parlando di Inghilterra-Argentina, of course, dato che mentre scrivo questo articolo mancano ancora diverse ore al fischio d’inizio, e già non sopporto più gli articoli sul “fantasma di Maradona che darà una mano a Scaloni”, le foto di Messi che fa il bagnetto a Yamal neonato, e le interviste agli abitanti delle Falkland che, ovviamente, tifano Inghilterra. Mi riferisco a chi per giorni ci ha assicurato che non ci fosse nulla al mondo di più forte della Francia, e che Mbappé e compagni avrebbero vinto il Mondiale in ciabatte, anzi in sandali e lêkê. Invece in finale ci è andata la Spagna, e già ci stanno facendo a fette il sausage e strapazzando le eggs sulla vittoria di squadra e non dei singoli, e sulla superiorità del gruppo rispetto ai colpi dei campioni (il tutto dopo avere passato l’ultimo mese a esaltare i singoli campioni di ogni Nazionale).In effetti se un appassionato di calcio dovesse comprarsi la maglietta di uno spagnolo, escluso Yamal che sta comunque facendo un Mondiale poco più che discreto, chi sceglierebbe? Oyarzabal e Pedro Porro, con quei nomi da canzone della scuola materna? O quello col cognome da ballo estivo di gruppo, Cucurella?La Spagna è pericolosa, e forse proprio grazie all’assenza di grandissimi nomi ha potuto avanzare sorniona nel Mondiale, tra colpi di culo e difesa più granitica di certe chiappe che si vedono a Minorca, senza che nessuno ci ammorbasse con i record di questo o quel giocatore, fino a che non ci si è accorti che non prendevano gol da una vita.Confesso che la Francia ha stupito anche me, non pensavo di vederla così scazzata in semifinale, ma l’imprevedibilità delle prestazioni è una delle poche cose belle rimaste in uno sport che Infantino si sta ingroppando da troppo tempo. Se c’è una cosa che possiamo dire quando manca ancora da giocare la finale (la farsa del terzo-quarto posto non la considero nemmeno) è che le nuove regole introdotte dalla Fifa in questo Mondiale sono state un imbarazzante flop: troppe novità astruse, troppi casi ambigui, troppi arbitri incompetenti e troppi episodi in cui l’applicazione della regola si basava su interpretazioni casuali del direttore di gara, nella maggior parte delle occasioni un passante arrivato da qualche paese in cui il calcio ancora lo devono scoprire.
Infantino fa di tutto per violentarlo, ma il calcio sa ancora zittire i tromboni
L’imprevedibilità delle prestazioni è una delle poche cose belle rimaste in uno sport che il presidente della Fifa prova in ogni modo a rovinare. La cosa buona è che le nuove regole introdotte in questo Mondiale sono state un imbarazzante flop







