di Leo

Turrini

Altro che relazioni pericolose! Qui sta diventando velenosissima l’atmosfera che circonda i mondiali di calcio, ormai entrati nella fase decisiva. Solo che, invece di parlare esclusivamente di goal e di parate, magari di rigori negati, ci si ritrova costretti a fare i conti con una sorta di inquinamento tossico che promette disastri per il futuro dello sport più popolare.

La faccio breve. Alla vigilia della sfida tra Stati Uniti e Belgio, valida per gli ottavi di finale e disputata nella nostra notte, ha suscitato scalpore (eufemismo) il fatto che il presidente Trump abbia annunciato in anticipo, manco fosse la Sibilla Cumana, la scelta della FIFA di sospendere la squalifica del giocatore americano Balogun, che era stato espulso nella gara precedente e che a termini di regolamento sarebbe stato obbligato a seguire dalla tribuna la partita successiva.

Quando l’incredibile decisione è diventata ufficiale, si è scatenato un pandemonio. La Uefa, che rappresenta le nazioni europee, ha usato toni durissimi, "è stata compromessa la credibilità del torneo". Il neo presidente della nostra FederCalcio, Giovanni Malagò a sua volta ci è andato giù pesante (e ha fatto benissimo). Il Belgio ha annunciato ricorso in extremis, evocando esplicitamente un tentativo di truccare la competizione. A beneficio degli USA, oh yes.