Ospite fisso della Casa Bianca, amico personale di Donald Trump e dell'America, da dieci anni è il volto della Fifa. Gianni Infantino è molto più però del capo del calcio mondiale: nato in Svizzera da genitori italiani, la sua ascesa è fatta di rapporti sempre più stretti con i potenti del pianeta, ma anche costellata di scandali, decisioni contestate e prese di posizione molto di parte. Ultimo caso, e anche eclatante, è quello della squalifica congelata al giocatore statunitense Folarin Balogun: un rosso giudicato inesistente dallo stesso Trump che ha chiamato Infantino per chiedere di rivedere la decisione di arbitro e var. Ed è arrivato il provvedimento aggiustato a favore degli Usa. Ma questo è solo l'ultimo capitolo di una storia fatta di frequentazioni politiche, gesti plateali, adulazioni sopra le righe che hanno spinto tanti a criticare la sua personalizzazione della Fifa.

Infantino e Trump si conoscono dal primo mandato presidenziale. Nel 2018, il n.1 Fifa fece visita alla Casa Bianca portando una serie di cartellini gialli e rossi che il tycoon usò contro il giornalisti. Per la nuova elezione del tycoon, Infantino non si limitò a congratularsi: partecipò al comizio pre‑insediamento, definendolo un "incredibile onore". Subito dopo pubblicò un post su Instagram in cui scriveva che insieme avrebbero "fatto grande non solo l'America, ma il mondo intero", richiamando così lo slogan Maga. Nel dicembre 2025 consegnò a Trump il Fifa Peace Prize, scatenando proteste formali da parte di Canada e Messico, co‑organizzatori del Mondiale 2026, e un reclamo al Comitato Etico. Pro Usa anche l'organizzazione del primo Mondiale per club nel 2025. Nel 2026 la situazione è esplosa. La gestione dei visti è stata criticata: l'arbitro somalo Omar Artan è stato respinto dagli Stati Uniti nonostante avesse un visto valido, e Infantino ha risposto dicendo che "la Fifa non controlla tutto". Nel frattempo, tifosi di Haiti, Iran, Costa d'Avorio e Senegal venivano respinti alle frontiere, mentre la Fifa continuava a parlare di "Mondiale inclusivo". L'introduzione del re-hydratation break, anche con 19 gradi, che secondo molti critici è stato introdotto solo per consentire le interruzioni pubblicitarie in tv. Come se non bastasse, il caro-biglietti del Mondiale, promessi come 'popolari', ma venduti a cifre stellari. Da un anno Infantino ha la sua base di rappresentanza nella Trump Tower a New York. Poi c'è il capitolo 'mondo arabo' e le accuse di favorire lo sportwashing in cambio di lauti finanziamenti alla federazione. Le critiche per l'organizzazione di Qatar 2022 che ha bloccato i campionati di mezzo mondo e costretto i calciatori a giocare la coppa in inverno. Le relative polemiche da parte delle ong sulla violazione dei diritti dei lavoratori migranti. Poi l'assegnazione della Coppa del Mondo 2034 all'Arabia Saudita che Amnesty International ha definito "un regalo politico". L'Australia ha dichiarato di essersi ritirata dalla candidatura perché "non c'erano le condizioni per una competizione equa". L'allargamento del Mondiale a 48 squadre ha fatto storcere la bocca a tanti ma Infantino ha insistito anche con una battuta sull'Italia: "Con 64 squadre magari si qualifica, con 208 sicuro". Frase che la Figc ha definito una "caduta di stile".