Negli anni Settanta, quasi certamente, il gioielliere Mario Roggero al cinema avrebbe avuto il volto del “giustiziere” Charles Bronson. Accanto a lui, di sicuro, caratteristi non meno tagliati per quel ruolo, idonei nella parte con postura dolente da cittadino “esasperato” dal crimine in ascesa, anzi, ai suoi occhi pervasivo. Un copione restituito allora da una produzione filmica che, assodata l’ambientazione nazionale autoctona - tra commissari, brigadieri, semplici agenti alla guida delle “gazzelle” lì a rincorrere i trucidi, gli “infami” e ancora le spie della banda - rispondeva alla categoria del “poliziottesco”.